Aforismi per Marie-Louise

Tre o quattro volte al giorno stringeva cordialmente la mano a se stesso, anziché ai visitatori che non arrivavano mai, e ogni volta era a sé che portava sorprendenti novità.

acElias Canetti comincia a dedicarsi ai suoi quaderni di appunti nel 1942 quando è esule in Inghilterra. Appunta idee su un quadernetto con grafia blu per staccare la mente (a guisa di «valvola di sfogo») dall’ostico e gravoso lavoro su Massa e Potere. Li regalerà, in seguito, alla bella aristocratica Marie-Louise von Motesiczky come pegno d’amicizia.
Col passar degli anni scrivere aforismi diventerà sempre più importante. La sua acutezza di pensiero lo annovera tra i più grandi autori tedeschi di aforismi. Si ricollega alla tradizione di Lichtenberg e Novalis, di Schopenhauer e Nietzsche, così come alla scuola dei moralisti francesi, in particolare a Pascal e a La Rochefoucauld, ma anche a Montaigne.
La sua è una scrittura realistica come poche. Scrive sempre e soltanto per combattere la morte, lo ribadisce più volte. Declina in nuove varietà sia l’aforisma tradizionale che il frammento e spesso trascende la classica polarità della massima spezzando la forma, per ricavarne nuove, sorprendenti asserzioni.

Elias Canetti, Aforismi per Marie-Louise, traduzione di Ada Vigliani, Piccola Biblioteca Adelphi, Adelphi 2015.

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