Curzio

Il paesaggio di Lipari era selvaggio e bello. In certe giornate, dalla finestra della sua stanza Curzio riusciva a scorgere con chiarezza le coste della Calabria protese verso la Sicilia, la rupe di Scilla e la gobba di Cariddi, ma le emozioni che ne ricavava non lo eccitavano. Nello stato d’animo in cui si trovava, delle bellezze naturali non gli importava niente. Era arrivato a odiare la natura, che nell’isola sembrava amplificare i suoi aspri incantesimi e raddoppiava il carico dei suoi venti. Tramontana e Greco entravano in mare dai monti della Calabria in un modo strano: prima con un mormorio di foglie e poi con uno strepito di rami schiantati. I cosiddetti elementi naturali gli tormentavano in modo insopportabile i polmoni, che i gas respirati nella battaglia di Bligny contro le Sturmtruppen, nel ’18, avevano ridotto a una spugna marcia. Per quante settimane era stato obbligato a rimanere a letto, umiliato da una febbre umida che gli toglieva le forze?

cmCurzio Malaparte è personaggio complesso. Intellettuale d’intervento, in apparenza è tutto e il contrario di tutto e, come un camaleonte, ha portato ovunque il suo sarcasmo, il suo gusto del paradosso, la sua battuta indecente di atipico toscanaccio.
Si definiva un “arcitaliano” e faceva solo quello che più gli conveniva. E’ sempre stato al centro dell’itinerario culturale e letterario del nostro Paese, anche negli anni del ventennio e nel complicato periodo del dopoguerra.
E’ il raffinato scrittore, che l’Italia ha per certi versi dimenticato, soprattutto per ragioni politiche.
La storia raccontata in questo libro comincia quando Malaparte è al confino a Lipari (un luogo chiave nella sua biografia), condannato per aver cospirato contro il regime fascista. Vive in una casa affacciata sul porto di Marina Corta, lungo la salita San Giuseppe e si dedica soprattutto alla scrittura, all’amore per Flaminia e a Febo, un cane che ha salvato dalla vita randagia e che poi lascerà l’isola con lui.
Qui vede come un toro imprigionato, tradito da Mussolini e dal partito. Eppure è in questa prigionia (“dalla mia finestra vedo, azzurre in lontananza, l’alta rupe di Scilla e la gobba di Cariddi. il sole nasce dietro Scilla. ecco uno spunto di cui terrò nota: questo mio sole ironico che ogni mattina mi guarda stringendo l’occhio, di dietro la rupe di Scilla…”) che sperimenterà l’autentica libertà di pensiero e di espressione.
“M’è caro ormai l’esilio, mi son care ormai quest’alte rupi e queste rive gialle di zolfo e di ginestre…”

Osvaldo Guerrieri, Curzio, Bloom, Neri Pozza 2015.

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