Il viaggio di Felicia

ivdfWilliam Trevor possiede una naturale facilità a narrare. Per lui, la scrittura è qualcosa di misterioso, inspiegabile, di quasi mistico. Un processo creativo assolutamente istintivo, delicato e persistente, come una pioggia irlandese.
Una profonda malinconia pervade i suoi paesaggi immaginari.
La sconfitta, la delusione, il senso di colpa, la solitudine e il dolore segreto. Ogni volta succede qualcosa che cambia radicalmente una vita…

Trevor ambienta Il viaggio di Felicia nell’Inghilterra delle Midlands, in un paesaggio post industriale, malmesso e fatiscente.
Felicia è la sfortunata eroina del romanzo. Una dolce e triste orfana che ha abbandonato la sua città natale in Irlanda per andarsene in Inghilterra in cerca di Johnny, il fidanzatino padre del bambino che porta in grembo.
Tutto ciò a cui si aggrappa, a parte i suoi due onnipresenti sacchetti di plastica, è la voce che il suo piccolo amore sta lavorando in una fabbrica di tosaerba vicino a Birmingham di cui non ha indirizzo.
Felicia gira per la città sperando di incontrarlo e non bada alle voci che sente in paese. Non pensa neanche per un attimo che il suo Johnny si sia “venduto al nemico” o che sia entrato nell’esercito britannico. Per lei, con un bisnonno morto nella guerra d’indipendenza irlandese, è qualcosa di inconcepibile…

William Trevor, Il viaggio di Felicia, traduzione di Laura Pignatti, Le Bussole, Guanda 2015.

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