Fino a Salgarèda

fasSilvio Perrella con la sua scrittura piena di energia conoscitiva ha interrogato la vita di Goffredo Parise e ne ha tratto una splendida indagine critica o “saggio-romanzo” (come l’ha definito Raffaele La Capria) che per il modo con cui è stato costruito continua a rigenerarsi sotto gli occhi ammirati dei lettori.
È un piccolo libro costruito con grande sensibilità (abbandonandosi al testo, senza un’idea precisa) su cinque capitoli, cinque luoghi che sono stati parte della scrittura di Parise: Venezia, Milano, New York, Roma e, appunto, Salgarèda, Luoghi che, secondo Perrella, spiegano tutto l’universo di un Parise nomade, irrequieto, desideroso di costruirsi una casa, ma continuamente alla ricerca di altri luoghi.
Ci sono tanti modi di essere nomadi e quello di Parise può essere definito una sorta di nomadismo stanziale. Muoversi nello spazio e nella geografia visibile del mondo vuol dire anche animarsi.
Goffredo Parise si muove e va lontano, ma ha quasi sempre in mente il punto da cui è partito. La sua vita espressiva, vista col senno di poi, ha avuto un movimento vorticoso, circolare, tondeggiante. Da Vicenza – dov’era nato nel 1929 – torna, dopo varie tappe, nel Trevigiano, prima a Salgarèda e poi a Ponte di Piave. Una specie di crescendo, una spirale archimedea.
Silvio Perrella ha cercato di rappresentare tutti questi movimenti remoti, facendoli diventare la struttura stessa del libro.

Silvio Perrella, Fino a Salgarèda, Biblioteca Neri Pozza, Neri Pozza 2015.

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