Questa vita tuttavia mi pesa molto

efqvtmpmRembrandt Bugatti è figlio di Carlo, noto produttore italiano di mobili e fratello di Ettore, mitico costruttore di automobili dalla sintesi mirabile di estetica raffinata e potenza meccanica.
Bambino dotato di uno sviluppo intellettuale superiore a quello dei coetanei, Rembrandt si dedicherà presto alla scultura animalista.
Nel 1902, si trasferisce con la sua famiglia a Parigi e tre anni dopo sottoscrive un contratto con il fonditore Hébrard per la riproduzione delle sue opere in bronzo. Il successo sarà imprevisto e velocissimo.
Nel 1907, il giovane Bugatti va a vivere ad Anversa – su invito ufficiale della Società reale di zoologia – e lì non solo frequenterà liberamente lo zoo cittadino, ma ritrarrà i suoi  diversi “ospiti” (sarà autorizzato anche a dar loro da mangiare e perfino ad accudirli) che “guarda con invidia alla loro beata inconsapevolezza”.
Il suo bestiario è molto vario: ci sono mammiferi europei ed esotici, ma anche uccelli, rettili, spesso anche strane specie che mai nessuno mai aveva raffigurato fino ad allora.
“Il giardino zoologico è la mia consolazione” scriverà un giorno al fratello Ettore. “Quando sono di fronte a loro e li fissò negli occhi, racconta alla madre, mi sembra, non metterò a ridere, di rendermi conto delle loro gioie e delle loro pene. Lo so che pare una sciocchezza, a cosa sentimentale, dice sconcertato dalle sue stesse parole, ma è così.”

Questo suo idillio durerà però pochi anni perché dopo lo scoppio della guerra, nel 1914, tutti gli animali dello zoo saranno abbattuti da un plotone di cinquanta uomini del II reggimento degli Chasseurs à Pied armati di fucile Mauser a ripetizione con baionetta innescata. Si aveva paura della fuga delle belve, ma anche che il nemico potesse impadronirsi degli animali più pregiati.

Malato e depresso, privato della compagnia degli animali, solo più che mai, Bugatti si suiciderà con il gas nel 1916 a nemmeno trentatré anni.

Edgardo Franzosini è scrittore di grande qualità letteraria e si dimostra sempre più affascinato “dalle figure più eccentriche e dalla loro sofferenza umana” di cui ama ricostruire – e quindi reinventare – la biografia.
In Questa vita tuttavia mi pesa molto scrive di Rembrandt Bugatti e della sua vita con una scrittura essenziale, precisa, a volte tesa, altre sinuosa e bellissima. Una scrittura moderna in continua ricerca che intende parlare dell’oscuro, di ciò che non è ancora stato visto.

Edgardo Franzosini, Questa vita tuttavia mi pesa molto, Piccola Biblioteca 680, Adelphi 2015.

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