La reliquia di Costantinopoli

Venezia. lunedì 15 aprile 1565
«Córi, che i cava su i morti!»
La voce si sparge con la velocità delle moreie che fuggono dalla nave in fiamme. La Serenissima ha deciso. Le ossa dei veneziani, ormai troppe, e troppo strette le une alle altre nei pochi palmi di terra dei broli delle chiese, vengono dissepolte per fare spazio ai morti freschi. Ché quelli non mancano mai.
Ciò che da sempre manca, a Venezia, è Io spazio, anche per chi è ormai passato a miglior vita, e non può godersi la requie eterna promessa il giorno della sepoltura.
«Poco mal» se la ride il pissegamorti che sta cavando nel brolo di San Zaccaria, «i venessiani i ga viazà da vivi, i viazarà anca da morti. Chi che resta sempre pitocco so’ mì, beco de Giuda!»
Il sole è ancora nascosto dietro i palazzi che cingono il piccolo cimitero, ma il cielo, azzurro è terso come una fine seta di Damasco, lascia intendere che la giornata sarà di quelle buone.

lrdcNel 1565 a Venezia la peste semina ancora morte e un vecchio se ne sta in attesa di qualcosa dietro un alto muro. È lì fermo e aspetta che un pizzicamorti riporti alla luce la tomba del chierico Gregorio dentro al brolo di San Zaccaria.
“È stata una fortuna che Demetrio, il mio servo, mi abbia avvisato degli scavi in corso nei camposanti della città. La mia vita, che credevo dovesse ormai limitarsi a una placida attesa della morte, ha dunque ancora uno scopo, una missione. E non so se, a questo punto, questo capitolo sarà l’ultimo. Per me di sicuro: troppe volte ho già giocato con la morte, e a breve mi capiterà la mano sbagliata. Tutto sommato, fino a ieri mi sarebbe anche andata bene: superare i settant’anni, che il Filosofo pone come termine naturale della vita dell’uomo, è cosa rara, e sebbene in molti mi additino come fortunato, a chi me lo chiede non posso nascondere che il viaggio, proprio perché lungo, è stato ricco nelle perdite, prodigo nei dolori, liberale negli errori. Oggi sono solo: dietro di me ho lasciato una lunga fila di tombe, in cui ho sepolto gioia, amore, speranza. La morte, ormai mia amica, non può che essermi di conforto.”
Al vecchio non interessa tanto quello che resta di Gregorio, ma intende recuperare il diario del chierico (nascosto proprio lì, tra le spoglie) che di sicuro nasconde un segreto molto importante sul trafugamento di reliquie durante l’assedio di Costantinopoli (uno degli elementi centrali della Nuova Roma era proprio il culto delle reliquie) avvenuto nel 1453, quando Maometto II spazzò via l’ultima traccia di Occidente cristiano sulle rive del Bosforo.

Un libro poderoso e coinvolgente che, nella cornice di un perfetto racconto storico, passa agilmente da dialoghi intrecciati (con un interessante miscuglio di elementi dotti e lingua parlata, ecc.) a descrizioni davvero ricche e illuminanti.

Paolo Malaguti, La reliquia di Costantinopoli, I narratori delle Tavole, Neri Pozza 2015.

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