La coppa d’oro

HJ28 novembre. Situazione, non strettamente collegata a quanto sopra, suggerita da qualcosa riferitami di recente su un matrimonio simultaneo, a Parigi (o forse solo un «fidanzamento», credo), di un padre e di una figlia. La figlia – naturalmente americana – è fidanzata con un giovane inglese, e il padre, vedovo e ancora giovanile, ha chiesto in sposa proprio nello stesso periodo una ragazza americana più o meno coetanea della figlia. Mettiamo che l’abbia fatto per consolarsi dell’abbandono – per rifarsi della perdita della figlia, alla quale era affezionato.
Ci vedo un raccontino, n’est-ce pas? – nell’idea che si saranno sposati tutti quanti, come stabilito, con questa tipica conseguenza – che la figlia non riesce a conservare l’affetto del giovane marito inglese, il quale avrà adesso nella graziosa seconda moglie del padre una sorta di suocera. Il padre non perde la figlia nella misura in cui temeva, o si aspettava, in quanto il suo matrimonio, che non l’ha pienamente soddisfatta, le lascia des loisirs, e lei li dedica al padre, a compensarlo, per quanto è possibile, per averlo abbandonato. Passano gran parte del loro tempo insieme, stretti l’uno all’altro, nel pianto e nel dubbio, e sono persino più uniti di prima. La ragione di tutto questo, per l’osservatore (e io, come al solito, suppongo che a raccontare la storia sia l’osservatore – o meglio, NO – stavolta la vedo diversamente – soprattutto nell’interesse della brevità) – la ragione, dicevo, non va cercata molto lontano, e risiede nella circostanza che la seconda moglie del suocero ha assunto molto più fascino agli occhi del giovane marito della ragazza, di quanto non ne abbia conservato quest’ultima. Mettons che questa seconda moglie sia quasi giovane come la nuora – e più carina e intelligente – e sappia in cosa si è imbarcata. Mettons pure che il giovane marito l’abbia conosciuta già da prima, e gli sia piaciuta, ecc. – abbia sentito per lei attrazione, e l’avrebbe anche sposata se fosse stata ricca. Ma soldi non ne aveva – mentre il padre era ricchissimo, e proprio questo l’aveva indotta a sposarlo. Questi ha assegnato una ricca dote alla figlia (pur tenendo per sé di che vivere bene) e quindi il giovane marito è completamente a posto. Nasce inevitabilmente un rapporto tra lui e la moglie del suocero – rapporto che, col piacere che provano a stare in compagnia, diventa molto stretto e molto intimo. Proprio come gli altri due, passano insieme la maggior parte del tempo, e per la stessa identica ragione. La situazione va avanti con una specie di movimento rotatorio – quello che si potrebbe definire come un circolo vizioso. Il soggetto è in realtà la patetica semplicità e la buona fede del padre e della figlia nel loro abbandono. Si sentono abbandonati, ma anche consolati, l’uno dall’altro, e nella cosa non si sognano neppure di vedere quello che ci vede chiunque altro. Il movimento rotatorio, il circolo vizioso, consiste nelle ragioni che ciascuno degli interessati offre all’altro. Il padre si sposa per via della perdita subita, ma cessa di sentire questa perdita dal momento in cui la figlia torna da lui in conseguenza dell’insuccès del matrimonio paterno. La figlia piange con lui sull’insuccès del proprio – ma a questo modo la sua stessa disaffezione dal marito dà alla seconda moglie, alla matrigna, il pretesto, l’occasione di consolare l’altro. Dal momento che non è così necessaria come il padre aveva dapprima creduto (quando la figlia gli sembrava definitivamente persa), anche questa seconda moglie ha des loisirs, che dedica al genero del marito. Infine, il genero, con la sensazione del distacco da parte della moglie, si ritrova libero, e per di più trova sia solo questione di cortesia mostrarsi affabile verso l’altra donna, nella particolare situazione in cui costei si è venuta a trovare per via della sua – come dire – «superfluità». Base necessaria per tutto ciò, un intenso ed eccezionale attaccamento tra padre e figlia. Del giovane marito si potrebbe fare un francese – il faut, per un racconto breve, que cela se passe à Paris. Egli è povero, ma ha un’alta posizione sociale o un grosso nome – e, in fin dei conti, moralmente è solo il piacevole français moyen – sveglio, versatile, incostante, amabile, cinico e senza scrupoli – sempre affascinante, per «l’altra donna». L’altra donna, il padre e la figlia tutti fortemente americani.

da Henry James, La coppa d’oro, traduzione di Pina Sergi, Classici Moderni, BUR, Milano 2007.

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Autore: Marco Crestani

La scrittura, quella sì...

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