Il punto cieco

ipcNell’estate del 2014 Javier Cercas riceve una lettera che lo invita a occupare la cattedra di Weidenfeld Visiting Professor in Comparative Literature all’università di Oxford, un incarico che prevede l’obbligo di tenere un ciclo di conferenze aperte al pubblico. Scopre che tra i suoi predecessori in quella cattedra ci sono stati George Steiner, Mario Vargas Llosa, Umberto Eco e pensa possa trattarsi di un malinteso, o magari di uno scherzo.
Il punto cieco è il frutto di questo ciclo di conferenze che prendono più o meno tutte avvio dalla sua esperienza di scrittore e che a volte partono dai suoi stessi libri, o apparentemente vi girano intorno.
“Di cosa è accusato Josef K.? E, soprattutto, è colpevole o innocente? Dal momento in cui, all’inizio del romanzo, viene arrestato dai guardiani nella pensione in cui vive, il giorno del suo trentesimo compleanno, Josef K. investe le sue migliori energie nel cercate di rispondere a quelle domande, trasformato allo stesso tempo in investigatore e in sospetto, fino a quando, esattamente un anno dopo, nell’ultimo capitolo del romanzo, due uomini semimuti, insensibili e cerimoniosi in modo ripugnante lo conducono di notte in una cava abbandonata e deserta e lo ammazzano senza che lui abbia mai visto il giudice o la corte che lo accusa, senza che sia nemmeno riuscito a scoprire di cosa lo si accusa. Non c’è dubbio: Josef K. è innocente, almeno in teoria, perché, come precisa il narratore, vive in uno stato di diritto e, come sappiamo, in uno stato di diritto tutti sono innocenti fino a prova contraria. Ma Josef K. è innocente anche nella pratica?”
Dialoghi intrattenuti in pubblico, ragionando su questioni disparate sempre collegate alla natura del romanzo, in particolare del romanzo del XXI secolo, o al ruolo del romanziere. Tutte questioni che finiscono per confluire in un’idea centrale. Un’idea che implica una teoria del romanzo (e in certo qual modo anche del romanziere): la teoria del punto cieco. Un punto cieco “attraverso il quale, in teoria, non si vede nulla”, ma è proprio attraverso di esso che certi romanzi vedono e si illuminano, diventando eloquenti.
Perché la letteratura non deve proporre nulla, non deve trasmettere certezze né fornire risposte o prescrivere soluzioni. Deve solo formulare domande, trasmettere dubbi, presentare problemi.

Javier Cercas, Il punto cieco, traduzione di Bruno Arpaia, Biblioteca della Fenice, Guanda 2016.

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