Archive for giugno 2016

Costantinopoli, di Edmondo De Amicis

30 giugno 2016

istanbul0001È impossibile intender bene la descrizione dell’entrata in Costantinopoli, se non si ha chiara nella mente la configurazione della città. Supponga il lettore d’aver davanti a sé l’imboccatura del Bosforo, il braccio di mare che separa l’Asia dall’Europa e congiunge il mar di Marmara col mar Nero. Stando così s’ha la riva asiatica a destra e la riva europea a sinistra; di qui l’antica Tracia, di là l’antica Anatolia. Andando innanzi, infilando cioè il braccio di mare, si trova a sinistra, appena oltrepassata l’imboccatura, un golfo, una rada strettissima, la quale forma con il Bosforo un angolo quasi retto, e si sprofonda per parecchie miglia nella terra europea, incurvandosi a modo di un corno di bue; donde il nome di Corno d’Oro, ossia corno dell’abbondanza, perché v’affluivano, quand’era porto di Bisanzio, le ricchezze di tre continenti. Nell’angolo di terra europea, che da una parte è bagnato dal mar di Marmara e dall’altra dal Corno d’Oro, dov’era l’antica Bisanzio, s’innalza, sopra sette colline, Stambul, la città turca. Nell’altro angolo, bagnato dal Corno d’Oro e dal Bosforo, s’innalzano Galata e Pera, le città franche. In faccia all’apertura del Corno d’Oro, sopra le colline della riva asiatica, sorge la città di Scutari. Quella, dunque, che si chiama Costantinopoli, è formata da tre grandi città divise dal mare, ma poste l’una in faccia all’altra, e la terza in faccia alle due prime, e tanto vicine tra loro, che da ciascuna delle tre rive si vedono distintamente gli edifizii delle altre due, presso a poco come da una parte all’altra della Senna e del Tamigi nei punti dove sono più larghi a Parigi e a Londra”.

Da Costantinopoli di Edmondo De Amicis. Una “visione” ancora attuale di Costantinopoli, Bisanzio, Istanbul… una città complessa, multiforme, discorde.

E se arrivo lì e non c’è niente… allora mi arrabbio

28 giugno 2016

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… È una persona per bene. La sua vita se l’è goduta abbondantemente. È stato fortunato e ha saputo correre onestamente la sua avventura… E come si giudica come persona? «Glielo dico dopo, quando mi chiama nostro Signore. Cambio di continuo per via delle mie curiosità. L’aldilà è tra queste. E se arrivo lì e non c’è niente… se arrivo lì e non c’è niente allora mi arrabbio».

Da un’intervista di Bud Spencer al Corriere della Sera (a cura di Chiara Maffioletti) del 22 gennaio 2015.

Ombre sulla via della seta

15 giugno 2016

OSVDSAll’alba il paesaggio è deserto. Una strada rialzata si stende attraverso il lago su un ponte di granito argenteo, e al di là di esso, pallido nel suo riflesso, scintilla un tempio. La luce cade pura e immobile. I rumori della città si sono smorzati e il silenzio ingigantisce il vuoto – il lago artificiale, il tempio, il ponte – come le ombre di una cerimonia ormai dimenticata.
Salgo la triplice terrazza che conduce al tempio costeggiando la mole di una scura montagna, fitta di alberi centenari, che si staglia contro il cielo. I miei passi risuonano debolmente sui gradini. La pietra nuova e gli alberi antichi suscitano una lieve confusione nella mente. In qualche punto del bosco sopra di me, tra i cipressi antichi di mille anni, giace la tomba dell’Imperatore Giallo, il mitico progenitore del popolo cinese.
Alcuni pellegrini gironzolano nel cortile del tempio, e venditori al riparo di tende gialle offrono rose anch’esse gialle. Il luogo è tranquillo e pieno di ombre. Cipressi giganteschi hanno invaso l’area recintata e ora si levano grigi e antichi, quasi si stessero tramutando in pietra. Si dice che uno di questi alberi fu piantato dall’Imperatore Giallo in persona; a un altro, il grande imperatore Wudi, che fondò il tempio duemila anni fa, era solito appendere l’armatura prima di pregare.
I pellegrini si scattano delle fotografie. Stanno in posa con aria grave, traendo prestigio dalla magia del luogo. Qui il loro passato diventa sacro. L’unico suono è il fruscio del bambù e il mormorio dei visitatori. In questo tempio rendono omaggio al proprio retaggio, al proprio primato nel mondo. Perché fu l’Imperatore Giallo a inventare la civiltà stessa. Diede vita alla Cina – e alla saggezza.

da Colin Thubron, Ombre sulla via della seta, traduzione di Raffaella Belletti, Ponte alle Grazie 2006.

Storia naturale della distruzione

15 giugno 2016

wgssnddÈ difficile riuscire oggi a farsi un’idea anche solo vagamente adeguata dell’immane devastazione che si abbatté sulle città tedesche negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, e più difficile ancora riflettere sull’orrore che accompagnò tale devastazione. Anche se dagli Strategic Bombing Surveys degli Alleati, dai rilievi dell’Ufficio federale di statistica e da altre fonti ufficiali risulta che la sola Royal Air Force sganciò sul territorio nemico un milione di tonnellate di bombe in quattrocentomila incursioni, che delle centotrentuno città attaccate – alcune solo una volta, altre a più riprese – parecchie vennero quasi interamente rase al suolo, che fra i civili le vittime della guerra aerea in Germania ammontarono a seicentomila persone, che tre milioni e mezzo di alloggi andarono distrutti, che alla fine del conflitto i senzatetto erano sette milioni e mezzo, che a ogni abitante di Colonia e a ogni abitante di Dresda toccarono rispettivamente 31,4 e 42,8 metri cubi di macerie – anche se tutto questo ci è noto, non sappiamo però che cosa significhi nella realtà. Quell’opera di annientamento, senza precedenti nella storia, entrò negli annali della nuova nazione che andava allora costituendosi soltanto sotto forma di vaghe generalizzazioni, e sembra non aver quasi lasciato postumi dolorosi nella coscienza collettiva; un’opera di annientamento che è rimasta in larga parte esclusa dalla consapevolezza di sé elaborata a posteriori dalle vittime, che non ha mai svolto un ruolo rilevante nelle discussioni relative allo stato d’animo profondo del nostro paese e che – come avrebbe constatato in seguito Alexander Kluge – non ha mai assunto i connotati di esperienza-simbolo nell’immaginario collettivo.

da W.G. Sebald, Storia naturale della distruzione, traduzione di Ada Vigliani, Biblioteca Adelphi, Adelphi 2004.