Storia naturale della distruzione

wgssnddÈ difficile riuscire oggi a farsi un’idea anche solo vagamente adeguata dell’immane devastazione che si abbatté sulle città tedesche negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, e più difficile ancora riflettere sull’orrore che accompagnò tale devastazione. Anche se dagli Strategic Bombing Surveys degli Alleati, dai rilievi dell’Ufficio federale di statistica e da altre fonti ufficiali risulta che la sola Royal Air Force sganciò sul territorio nemico un milione di tonnellate di bombe in quattrocentomila incursioni, che delle centotrentuno città attaccate – alcune solo una volta, altre a più riprese – parecchie vennero quasi interamente rase al suolo, che fra i civili le vittime della guerra aerea in Germania ammontarono a seicentomila persone, che tre milioni e mezzo di alloggi andarono distrutti, che alla fine del conflitto i senzatetto erano sette milioni e mezzo, che a ogni abitante di Colonia e a ogni abitante di Dresda toccarono rispettivamente 31,4 e 42,8 metri cubi di macerie – anche se tutto questo ci è noto, non sappiamo però che cosa significhi nella realtà. Quell’opera di annientamento, senza precedenti nella storia, entrò negli annali della nuova nazione che andava allora costituendosi soltanto sotto forma di vaghe generalizzazioni, e sembra non aver quasi lasciato postumi dolorosi nella coscienza collettiva; un’opera di annientamento che è rimasta in larga parte esclusa dalla consapevolezza di sé elaborata a posteriori dalle vittime, che non ha mai svolto un ruolo rilevante nelle discussioni relative allo stato d’animo profondo del nostro paese e che – come avrebbe constatato in seguito Alexander Kluge – non ha mai assunto i connotati di esperienza-simbolo nell’immaginario collettivo.

da W.G. Sebald, Storia naturale della distruzione, traduzione di Ada Vigliani, Biblioteca Adelphi, Adelphi 2004.

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4 Risposte to “Storia naturale della distruzione”

  1. Ivana Daccò Says:

    Un libro che non ho ancora letto. Confesso la fatica ma ne sento l’urgenza. Un tema che nessun altro tedesco ha voluto, saputo, è stato capace di affrontare, come diritto/dovere a farlo; e che resta, e opera, al di sotto delle coscienze, tedesche, alleate e del mondo occidentale tutto, impedendo che ciò che è accaduto possa venir rielaborato e compreso e accolto. E superato, vale a dire con la possibilità che non si ripeta.
    Unica parola, importante proprio perché americana/tedesca, è stata quella di Vonnegut, con Mattatoio n° 5, che ha aperto il tema, tuttavia non raccolto.
    Importante proporre questo libro

  2. Ivana Daccò Says:

    Lo leggerò, sicuramente.

  3. Marco Crestani Says:

    È una scrittura particolare che lega memoria a immagini e va letta parola per parola, molto attentamente.

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