Una mappatura della mente

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Tra gli scritti tardivi di Edmondo De Amicis c’è La mia officina, un testo cosiddetto minore, scritto (De Amicis era, allora, all’apice della sua carriera come autore del celeberrimo Cuore) su commissione, che è certamente degno di un’indagine critica approfondita. Qui De Amicis descrive la “stanza della scrittura” della sua ultima casa di Torino al numero 10 di via Pietro Micca.
Quando all’inizio del Novecento, De Amicis comincia a scrivere La mia officina il tema della stanza è, in ambito letterario, una tradizione consolidata già ampiamente declinata e spesso intrecciata a un altro locus deputatus della poeticità: la biblioteca.
In queste pagine così ricche di dettagli e spunti, lo scrittore ci apre le porte del suo studio mostrandoci fisicamente la stanza in cui lavora, che è alta e “illuminata da due grandi finestre che si aprono su una vasta piazza tutta verde d’acacie e guardano le Alpi Cozie, dominate dalla piramide azzurra del Monviso”.
Colpisce la modestia dell’arredamento e impressiona la ricca galleria di ritratti che sembrano essere lì apposta per ascoltare il padrone di casa ogniqualvolta rilegge ad alta voce una pagina appena composta.
edaOltre che di ritratti le pareti dell’officina sono tappezzate anche di fotografie di oggetti e panorami che ricordano al vecchio scrittore i diversi viaggi fatti.
C’è la gigantografia di Costantinopoli che va da un lato all’altro di una lunga parete e la sua artificiosità si accosta, prolungandola, alla vista della finestra sulle Alpi e il Monviso. L’immagine naturale entra dalle finestre e trova significativo prolungamento in quella artificiale della fotografia, che la riproduce senza soluzione di continuità. L’occhio può dunque abbracciare in un solo sguardo natura e rappresentazione, immagine reale e immagine riprodotta, facendo scorrere ininterrottamente lo sguardo.
Una stanza tutta particolare. Una stanza-museo e  una stanza della memoria allo stesso tempo in cui, col passare del tempo, sono andati accumulandosi oggetti e immagini delle più diverse e svariate origini. Una mappatura della mente, un “secondo cranio” e un “pensatoio”, per dirla con le parole di De Amicis.

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