Democratico fino all’ultima virgola

Kurt Vonnegut ha una scrittura accattivante, dal pessimismo disincantato, molto legata all’oralità, “democratica fino all’ultima virgola” secondo Giuseppe Montesano. “Ricordando l’apocalisse” è una raccolta postuma di racconti, visioni e testimonianze molto diversi tra loro. Vonnegut viene catturato dai nazisti durante la battaglia delle Ardenne e portato a Dresda, dove fu uno tra i sette prigionieri di guerra americani che sopravvissero al terribile bombardamento alleato sulla città. Quell’esperienza, vissuta nascosto dentro un mattatoio, fu raccontata nel suo romanzo più famoso attraverso gli occhi di Billy Pilgrim (Mattatoio n. 5, 1969). Il tema degli scritti di questa raccolta è sempre forte e provocatorio e si capisce bene come il paradosso sia uno dei meccanismi comici più fortunati e preferiti di Vonnegut. Per scrivere dell’indicibile bisogna farlo attraverso il linguaggio della fantascienza perchè il realismo sminuisce la portata delle cose e non aiuta a capire fino in fondo l’orrore. “Il mio consiglio agli scrittori esordienti? Non usate il punto e virgola! E’ un ermafrodita e non rappresenta un bel nulla. L’unica cosa che suggerisce è che forse hai fatto l’università”.

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Claudio Magris, L’infinito viaggiare

Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra.

(Claudio Magris, da L’infinito viaggiare)

“L’infinito viaggiare” di Claudio Magris è un libro che raccoglie racconti di viaggio dal 1981 al 2004.
Il viaggio è fondamentale nella scrittura di Magris.
Per lo scrittore triestino viaggiare è uno dei movimenti centrali della vita. E’ avventurarsi nel mondo, soprattutto incontrare gli altri. E’ un po’ come scrivere quando si attraversano diverse e sconosciute frontiere…
Non occorre andare tanto lontano per viaggiare, si può viaggiare anche nella propria città oppure nella casa dove abitiamo.
Nell’Odissea viaggiare significa vivere. Ma vivere significa anche sperimentare il senso o l’insensatezza delle cose, essere nel mondo, col mondo oppure esserne incapaci.
Viaggiare è cercarsi e trovarsi, fuori, nel mondo.


“Senza parole” di Zhang Jie

Senza parole” perchè, a detta dell’autrice cinese, Zhang Jie, non ci sono parole per esprimere dolori troppo profondi, esperienze forti come quelle descritte nel libro. Che sono la sofferenza e i tormenti vissuti dal popolo cinese nel secolo di storia (il Novecento) portato “su carta” (passando dal Medioevo alla Fantascienza).
La sofferenza descritta non è solo quella fisica che pure c’è stata, ma soprattutto quella psicologica che è molto più profonda.
Il dolore è troppo forte per essere raccontato. Per questo Zhang Jie dice che uno scrittore deve essere come un grande mare che deve raccogliere tante esperienze e non può fare affidamento su di un solo personaggio. Solo così la sua scrittura potrà essere rappresentativa.
“Senza parole” è un affresco di storie che ci restituisce un universo femminile decisamente diverso dagli stereotipi che noi occidentali ci siamo creati.
Zhang Jie ha impiegato dodici anni a scrivere questo libro svolgendo molta attività di ricerca. I personaggi che ha inventato sono entrati prepotentemente nella sua vita giorno e notte, così ha detto in varie interviste, tanto che ha fatto un’enorme fatica a staccarsi da loro una volta terminato di scrivere.

“Senza parole”, Zhang Jie, Salani, 2008.