Questo strano ritorno

Si può ritornare a un’emozione o a un episodio reale o immaginato. E la letteratura e la poesia vertono proprio a questo strano impareggiabile ritorno. Perché prendono origine da emozioni ricordate in un momento di tranquillità… la tranquillità a poco a poco se ne va e certe emozioni, che sono state oggetto di contemplazione, vengono allora ricreate (e sono libere di rinascere) nella mente.

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Guardare finalmente in profondità

Intendere l’otium alla latina può essere un’opportunità per sottrarsi agli affari quotidiani e affrontare, allo stesso modo dei grandi filosofi della romanità, altri punti di vista e temi di radicale importanza come i “sacri” principi della politica e della verità.
Solo così potremo (forse) guardare finalmente in profondità i valori che fanno di noi ciò che, alla fin fine, siamo?

Pazienza e dedizione

La scrittura è un’attività che richiede pazienza e dedizione.
Prima di iniziare è necessario rispondere ad alcune domande:
Perché si scrive? Lo si fa per piacere o per passione? Cosa si vuole scrivere? Per chi scriviamo? A quale pubblico? E come? Con che linguaggio e a quale livello?
Mah… Solo a chi scrive l’ardua… pazienza.

È difficile rimanere onesti in politica

Sempre a proposito di lettere… ecco una lettera di parecchi anni fa ancora attuale.

Quando ero giovane, io ebbi un’esperienza simile a quella di molti altri: pensavo di dedicarmi alla vita politica, non appena fossi divenuto padrone di me stesso. Ora mi avvenne che questo capitasse allora alla città: il governo, attaccato da molti, passò in altre mani, e cinquantun cittadini divennero i reggitori dello stato. Undici furono posti a capo del centro urbano, dieci a capo del Pireo, tutti con l’incarico di sovraintendere al mercato e di occuparsi dell’amministrazione, e, sopra costoro, trenta magistrati con pieni poteri. Tra costoro erano alcuni miei familiari e conoscenti, che subito mi invitarono a prender parte alla vita pubblica, come ad attività degna di me.
Io credevo veramente (e non c’è niente di strano, giovane come ero) che avrebbero purificata la città dall’ingiustizia traendola a un viver giusto, e perciò stavo ad osservare attentamente che cosa avrebbero fatto.
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Le parole adatte

La lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio scritta il suo primo giorno di scuola.

Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà Fede, Amore e Coraggio. Quindi, maestro caro, la prego di prenderlo per mano e di insegnargli le cose che dovrà conoscere.
Gli trasferisca l’insegnamento, ma con dolcezza, se può. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico. Dovrà sapere che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Gli faccia però anche comprendere che per ogni farabutto c’è un eroe, che per ogni politico disonesto c’è un capo pieno di dedizione.
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Il problema non è sapere molte cose

Hugo Von Hoffmannsthal, scrittore, drammaturgo e librettista austriaco vissuto tra Ottocento e Novecento, ci spiega a più riprese che in fatto di letteratura il problema non è sapere molte cose, è metterle a contatto tra loro creando, con immaginazione e spirito critico, sistemi di relazione, per stabilire rapporti nuovi.
La letteratura è punto di orientamento, costruzione dell’immaginario, dibattito di idee. Vuole anche essere un luogo in cui ci si educa al senso vivido degli individui, alla capacità di accogliere nel proprio mondo chi ancora non ne fa parte.
Perché chi ha esperienza di letterature vive indirettamente molte vite diverse, si nutre di compassione e di desiderio di giustizia e il suo giudizio di spettatore coinvolto è sensibile più di ogni altro alla complessità e all’imponderabile.