Un torrente di montagna in una notte immòta

Sento importante la consuetudine di mettermi a riascoltare vecchie trasmissioni radiofoniche dedicate alla letteratura. Ho in archivio migliaia di podcast — alcuni dei quali anche piuttosto datati — che ogni tanto riprendo per mano risentendo con emozione certe parole che scavano in profondità.
C’è una trasmissione di Radio Tre del 2002 che puntualmente riascolto ed è Damasco, un programma in cui diverse personalità del mondo della cultura parlavano dei libri significativi per la loro formazione. Tra tutte queste mi soffermo allora su Giuseppe Pontiggia e sulle puntate che lo straordinario Peppo ha dedicato agli amatissimi Hemingway, Kafka, Svevo, Cechov e Joyce.
È in questi momenti che riesco a concentrarmi su una voce che ascolto come si ascolta un torrente di montagna in una notte immòta.
Allora ascolto e imparo. Sposto lo sguardo e osservo dettagli prima mai notati.

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Il guerriero, l’amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo

BODONI TACCHI Il fatto è che i russi, il 26 aprile, arrivarono a Lecco, gli austriaci a Cassano d’Adda… Suvarow e Melas…

DONNA QUIRINA Suvarow? il nome non mi riesce nuovo. Il trisnonno materno del mio povero Pino,… mi diceva Pino che i cosacchi lo devono aver trascinato con la corda al collo per tutta via Manzoni… che allora però non si chiamava Manzoni.

DE’ LINGUAGI Permette? (apre un libro) Non è della professoressa Gambini:… lo riconosco.

DONNA QUIRINA E invece è proprio suo. Me lo ha prestato l’altro ieri.

ceg001Ugo Foscolo faceva imbestialire Carlo Emilio Gadda e questa “farsa” a tre voci andata in onda nel 1958 sul Terzo Programma della Radio è stata per lui un’occasione per demolire l’’artista fatuo e salottiero “con una prosopopea insopportabile, e una cialtroneria da intrigante-mandrillo”.
Le tre voci di questo suo unico testo teatrale sono quelle della superficiale e vacua Donna Quirina Frinelli che pende dalle labbra dell’amica dotta professoressa Gambini, dell’enfatico e borioso Manfredo Bodoni Tacchi, grande ammiratore del poeta e dello sfacciato Carlo De’ Linguagi (Gadda notoriamente ha una scrittura lessicalmente e stilisticamente composita, nella quale convergono codici, linguaggi speciali e gerghi diversi, con un effetto voluto di disomogeneità e stravolgimento… il perfetto alter ego, insomma), spietato e irriverente accusatore del Basetta Ugo Foscolo (cui attribuisce scaltrezza, teatralità, opportunismo e ne scopre gli errori grossolani).
In sostanza Foscolo, anzi il Foscolo, (chiamato di volta in volta scimpanzé, roditore, scoiattolo, piteco…) diventerà il simbolo di una cultura inutile e vuota. Una falsa e nefasta cultura che nasconde il proprio volto sotto una maschera seducente ed è pronta a prostituirsi al potere senza dignità.

Carlo Emilio Gadda, Il guerriero, l’amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo, a cura di Claudio Vela, Biblioteca Adelphi, Adelphi 2015.