Parliamo di filosofia, di filosofi

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Cammino con Sandro lungo il sentiero dedicato ad Albino Celi detto El Vù, leggendaria figura di recuperante a cui si è ispirato Ermanno Olmi nel film I recuperanti e Mario Rigoni Stern nel racconto Le stagioni di Giacomo.
Siamo ancora in Canal di Brenta e percorriamo la linea di postazioni approntate durante la prima guerra mondiale denominata “linea di sbarramento delle stelle e dei terrazzi”. Camminiamo e parliamo, ma non parliamo di guerre passate. Parliamo di filosofia, di filosofi. E Sandro mi racconta di come nell’antichità i filosofi venivano considerati personaggi bizzarri, fuori dagli schemi, un po’ come El Vù ai suoi tempi.
Erano gente a parte, questo è poco ma sicuro. Gente strana che disprezzava il denaro. Gente ἄτοπος, inclassificabile, come lo era Socrate, come è stato più volte definito (anche dai suoi “colleghi”).
E ciò che li rendeva ἄτοπος era proprio il fatto di essere “filo-sofi” nel senso etimologico della parola, cioè amavano la σοφία, la sapienza. Poiché la sapienza, come dice Diotima nel Convito di Platone, non è uno stato umano, è uno stato di perfezione nell’essere e nella conoscenza che può essere solo divino. Ed è l’amore per questa sapienza, estranea al mondo, che rende il filosofo estraneo al mondo.

Due enormi fasci di luce

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L’aria è immobile dentro la stalla della malga, nonostante le porte laterali e quelle grandi sul retro siano spalancate. Non c’è un filo di corrente. Mi siedo e prendo la bottiglia dell’acqua e, mentre bevo, osservo il disordine: una cesta da bucato, cassette per i bulbi, un boiler arrugginito, tegole, una vecchia giacca, catini di zinco e tre casse di sacchi di juta pieni di lana di pecora. Le tre finestre rettangolari con l’inferriata in ghisa – una quasi sul colmo del tetto, le altre un po’ più in basso, sopra le porte alle due estremità del lungo corridoio, mi ricordano una chiesa. Mancano tegole dappertutto, ma nonostante la scorta, nessuno le ha mai sostituite. Proprio lì, in quei punti, entrano due enormi fasci di luce.
Proprio adesso, in questo preciso momento, penso a cosa si può davvero conoscere dell’anima e a come si possa intravederne il senso misterioso e indicibile

Un cammino lento

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L’immaginazione è in grado di trasformare il mondo che ci circonda. Questo mi dice Giulia mentre camminiamo lungo un sentiero.
Ciò che conta per me, mi dice ancora, non è la soluzione di un problema particolare, è il cammino percorso per raggiungerla, un cammino lento in cui posso formare il mio pensiero, renderlo più atto a scoprire da solo la verità.
E la scuola? Le chiedo. L’impressione dall’esterno è che la scuola costringe soltanto a una corsa incessante verso mète, obiettivi, a una lotta per “sapere” ciò che si pretende si sappia. In questo modo, però si sbarrano le porte al sapere reale, si perdono grandi opportunità…
Mi risponde in modo pacato che purtroppo la scuola “forma”, che è piegata per essere parte del sistema produttivo.
Penso che tanti giovani, oggi, hanno le idee chiare.