… e gridava: L’America

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva.
Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: L’America.”

(Alessandro Baricco, da “Novecento“)

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Sento la penna che graffia…

“Ho scoperto che scrivere romanzi è una esperienza totalizzante sia a livello fisico che mentale e devo scrivere ogni giorno per mantenere il ritmo, per tenermi concentrato…
Se mi capita di andare via per due settimane, mi ci vuole una buona settimana per recuperare il ritmo e il tempo perduto.
La scrittura per me è soprattutto fisica. Ho sempre la sensazione che le parole escono dal mio corpo, non solo dalla mia mente.
Scrivo a mano, sento la penna che graffia sulla pagina le parole.
Posso anche sentirle le parole da scrivere. Quindi gran parte dello sforzo per me è costruire frasi catturandole in tutta quella musica che sento dentro la mia testa.
Di lavoro ce ne vuole tanto. E’ necessario scrivere e riscrivere per ottenere quella musica esattamente come si desidera che sia.
La musica è una forza fisica. Non solo si scrivono libri fisicamente, ma anche si leggono fisicamente. C’è qualcosa nei ritmi del linguaggio che corrisponde ai ritmi del nostro corpo…”

(libera traduzione da un colloquio di Paul Auster con Jonathan Lethem, febbraio 2005).