A proposito di Justin Taylor

Dice Justin Taylor (che ha appena pubblicato “The Gospel of Anarchy“, il suo romanzo d’esordio, “un maestro della fotografia moderna” secondo il Los Angeles Times) in un’intervista a The Paris Review che una delle cose più difficili da fare quando si scrive un romanzo è capirne la struttura. Per il resto bisogna avere fiducia nell’istinto, aggiungiamo noi.
Durante la stesura del suo romanzo, Taylor è passato attraverso molte versioni tutte diverse fra loro.
Flannery O’Connor per lui è stata un modello di scrittura, ma anche DeLillo lo ha parecchio influenzato.
In “The Gospel of Anarchy” Justin Taylor esplora i confini tra religione e politica, fede e fanatismo, desiderio e bisogno descrivendo in modo affascinante cosa succede quando questi confini vengono violati. Lo aspettiamo nella traduzione italiana.

Annunci

“Senza parole” di Zhang Jie

Senza parole” perchè, a detta dell’autrice cinese, Zhang Jie, non ci sono parole per esprimere dolori troppo profondi, esperienze forti come quelle descritte nel libro. Che sono la sofferenza e i tormenti vissuti dal popolo cinese nel secolo di storia (il Novecento) portato “su carta” (passando dal Medioevo alla Fantascienza).
La sofferenza descritta non è solo quella fisica che pure c’è stata, ma soprattutto quella psicologica che è molto più profonda.
Il dolore è troppo forte per essere raccontato. Per questo Zhang Jie dice che uno scrittore deve essere come un grande mare che deve raccogliere tante esperienze e non può fare affidamento su di un solo personaggio. Solo così la sua scrittura potrà essere rappresentativa.
“Senza parole” è un affresco di storie che ci restituisce un universo femminile decisamente diverso dagli stereotipi che noi occidentali ci siamo creati.
Zhang Jie ha impiegato dodici anni a scrivere questo libro svolgendo molta attività di ricerca. I personaggi che ha inventato sono entrati prepotentemente nella sua vita giorno e notte, così ha detto in varie interviste, tanto che ha fatto un’enorme fatica a staccarsi da loro una volta terminato di scrivere.

“Senza parole”, Zhang Jie, Salani, 2008.