Qualcosa di scritto

Qualcosa di scritto è una sorta di espressione simbolica che in varie occasioni ritorna in Petrolio di Pier Paolo Pasolini. E’ forse la più adeguata a indicare un’opera che prende forma. Di certo è la più conforme a definire la natura di un testo che non riesce e forse non vuole separarsi del tutto dal suo punto d’inizio…
Petrolio è ciò che resta di un’opera allucinata, fuori dei canoni tradizionali, rilevante. Pasolini ci lavora dalla primavera del 1972 fino ai giorni che precedono la sua morte. Petrolio è una metamorfosi e una travolgente presa di coscienza.
Petrolio esce per Einaudi nel 1992, diciassette anni dopo la morte di Pasolini, nella collana dei Supercoralli. Ha una copertina bianca e i caratteri del nome e del titolo sono neri e rossi. Un oggetto atipico, sorprendente, di rara bellezza che si può leggere come una sfida, uno studio, un’indagine. Soprattutto come un testamento.

A seconda delle circostanze, qualcosa di scritto, questo mostro informe (tutti i veri mostri sono informi e tutte le vere informità sono mostruose) può assomigliare a un romanzo, a un saggio, a un poema mitologico, a un libro di viaggi, a una raccolta di racconti allacciati tra loro come Le mille e una notte o I racconti di Canterbury. Ma nessun genere di scrittura, considerato in astratto, nemmeno un diario, potrebbe sopportare il peso di questa presenza, di questo fiato che appanna ogni specchio: lui, P.P.P. in carne ed ossa. «Ho parlato al lettore in quanto io stesso» confessa in una lettera al suo amico Alberto Moravia, vecchio volpone in grado di capire al volo l’entità e l’enormità del peccato. Non sono stato più in grado, spiega P.P.P., di assumere con umiltà i panni di «un narratore».


Emanuele Trevi

Qualcosa di scritto
Ponte alle Grazie
2012

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Educazione non sentimentale

Uno dei primi ricordi di Billi è quello di sentirsi spinta per strade alberate in una carrozzina che sembra troppo piccola per lei perché è già in grado di camminare. Deve avere più di due anni e si trova a Copenhagen, così almeno le hanno raccontato. Poco dopo è in uno spazio stretto e strano e vede sua madre che ha un enorme cappello velato e si china verso di lei. Sua madre le parla con un tono di voce che fa fatica a riconoscere. Per favore stai buona, per favore stai tranquilla, per favore cerca di addormentarti. Così per tutto il pomeriggio. Le strade, la carrozzina, lo spazio stretto, il tono insistente di sua madre, l’appello alla ragione e alla complicità, l’immediata caduta nell’oblio sono ricordi diretti, decisi, energici.
Lo spazio stretto è la porta d’ingresso dell’appartamento di un uomo, un romanziere danese scapolo che sembra più vicino ai cinquanta che ai quaranta, accurato, pedante e viziato d’affetto.
Billi e sua madre sono in un albergo. E’ il pomeriggio di libertà della tata e sua madre non sa che cosa fare di lei…

Educazione non sentimentale è l’ultimo romanzo che Sybille Bedford ha scritto ed è la storia romanzata della sua vita così mirabolante e straordinaria.
Sybille Bedford nasce nel 1911 a Charlottenburg, in Germania e trascorre la maggior parte della sua infanzia con il padre, un aristocratico anziano ed eccentrico che si era ritirato in un piccolo castello in un remoto angolo rurale del Baden. La madre, inglese, è bella e spregiudicata, ma sparirà presto dalla vita della figlia.
La vita della Bedford fin da piccola ha un’impronta decisamente cosmopolita. Lascia infatti la Germania ancora bambina, troncando ogni legame con il Paese dopo l’avvento del nazismo. Vive tra la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia, circondata da una ristretta cerchia di donne e uomini colti, intelligenti e sensibili, provenienti da ogni parte del mondo. Tra gli amici più intimi c’è Aldous Huxley, come lei viaggiatore instancabile oltre che romanziere e saggista.
La narratrice, Billi, racconta la storia del suo apprendistato alla vita e dei suoi numerosi maestri. Quando il libro appare il Sunday Times lo definisce come il più inusuale e brillante libro di Sybille Bedford.
Di certo la scrittura della Bedford è vibrante, appassionata, vivissima.

Twitter:@marcoliber


Sybille Bedford

Educazione non sentimentale
traduzione di Graziella Cillario
Neri Pozza
2011

La manutenzione della bicicletta

Alternativa energetica alla crescente carenza di energia e al soffocante inquinamento, la bicicletta è, prima di tutto, libertà. Libertà di muoversi per la città senza restare imbottigliati nel traffico. Libertà di andare al lavoro in poco più di venti minuti, riuscendo a ritagliarsi anche il tempo per il caffè e per una tappa in edicola. Libertà di passare una serata a cena da amici senza l’assillo dell’ultima metro.
La bicicletta e il veicolo a motore sono stati inventati dalla stessa generazione, ma sono i simboli di due contrastanti modi di usare il progresso moderno.
“La bicicletta è il perfetto traduttore per accordare l’energia metabolica dell’uomo all’impedenza della locomozione”, scrive Ivan Illich.
Una bicicletta che macina strada può andare incontro a un’ampia serie di problemi e inconvenienti. Trai tanti da fare ci sono anche dei piccoli interventi che possono risultare ostici per chi è alle prime armi. Può capitare, per esempio, di rompere un raggio o di prendere un colpo che pieghi leggermente il cerchio. Sulla carta, l’intervento è semplicissimo: si tratta di sostituire il raggio rotto con uno nuovo, ma rispettare la corretta raggiatura della ruota non è proprio così naturale, immediato…
Recuperare il piacere di fare le cose con le mani è molto importante. Individuare un problema, capirne le cause, sporcarsi le mani e riuscire a trovare una soluzione non ha prezzo…


Ilaria Sesana

La manutenzione della bicicletta
e del ciclista di città
Ponte alle Grazie e Altreconomia Edizioni
2012

L’economia giusta

Le teorie marginaliste del “più si ha e più si è felici” hanno fatto il loro tempo soprattutto perché non sono più utili dal punto di vista politico. Puntare tutto sull’avidità individuale vuol dire confidare in spinte ormai spossate.
La crescita non ci sarà più come prima, scrive Edmondo Berselli. Non si può più credere che un Paese possa essere solo l’insieme dei suoi individui e che, ognuno per suo conto, faccia aumentare il Pil perseguendo il proprio benessere individuale.
Per lo storico Giuseppe Berta, dietro una crescita economica sembra sempre ci sia un qualche elemento piratesco. Per un lettore di Stevenson, dietro l’edificio capitalistico si può percepire una losca figura di Long John Silver: un corsaro decrepito, “vittima della propria vecchiezza e della propria assenza di morale, tra ciurme di bucanieri loschi, zoppi, mutilati, uncinati, guerci e potenzialmente omicidi”.
Per Edmondo Berselli non si può costruire il futuro se si continuano a fare gli errori del passato che ci hanno portato alla crisi. Di questi errori il piú grave è la crescente ingiustizia nella distribuzione dei redditi.
Spirito caustico, saggista acuto, osservatore partecipe mai distaccato e mai banale, Berselli ci ha lasciato un testo illuminante e chiarificatore per sopravvivere alla crisi. Quasi una visione anticipata della protesta degli indignados e dei dimostranti contro Wall Street.
Certamente una riflessione profonda, senza diversioni e senza illusioni sulle cause e sugli esiti della crisi in cui siamo siamo caduti.

Twitter:@marcoliber


Edmondo Berselli

L’economia giusta
Einaudi
2012

Un minimalista alla moda

Isaac B. Singer è la grande voce della tradizione lingua yiddish nella moderna letteratura ebraica.
Singer si presenta per la prima volta al pubblico nel 1953 quando la Partisan Review pubblica Gimpel l’idiota, il suo primo racconto tradotto in inglese dall’yiddish.
Gimpel è uno che crede a tutti, si lascia turlupinare facilmente e, per indole, non è manesco. E’ un tipo che dice sempre a se stesso di lasciar correre. Per questo che in tanti si approfittano di lui…
I racconti di Isaac B. Singer sono pieni di favolose ricchezze, di meraviglia e di umorismo.
L’arte di Singer nasce da una tradizione fiorente della narrazione orale che per secoli ha attraversato in lungo e in largo l’Europa orientale.
Isaac B. Singer può essere considerato anche un minimalista alla moda… Le sue storie sono piene di intuizioni profonde sulla natura umana e raccontate con una maestria abbagliante e uno straordinario senso del dettaglio.
Con il loro equilibrio sul filo della commedia, i racconti di Singer riescono sempre a comunicare qualcosa di intenso e profondamente coinvolgente.
Sono storie ricche e sinceramente umane. All’interno della piccola comunità che descrive, Singer esplora la fede, la disperazione, l’amore, il desiderio e soprattutto la solitudine. Come Tolstoj, Singer riesce a esplorare tutte queste tematiche profonde in un modo limpido, comprensibile, sobrio.
Preziosa e raffinata l’edizione Corbaccio con traduzione di Mario Biondi.

Twitter:@marcoliber


Isaac B. Singer

Lo scrittore di lettere e altri racconti
(collana I grandi scrittori)
Corbaccio
2012

Gli addii

C’è un’aria diversa dal solito quando un uomo alto di mezza età arriva al paese con l’autobus dalla città.
Entra in un negozio con una valigia e un impermeabile, col cappello e le scarpe impolverate. Ha uno strano impermeabile, spalle larghe e tese. Non porta i calzoni a campana dei gauchos e i fazzoletti colorati che usano gli altri. Saluta, ma non sorride, ha un’aria eccentrica, singolare. Beve una birra e guarda la strada verso la montagna. Si vede che è malato da come conta i soldi sul bancone, da quelle sue dita svigorite e dall’impossibilità di dominare le cose. Sembra disperato, diffidente, guardingo. E’ arrivato qui, tra queste montagne, per curarsi nel sanatorio locale, ma si sente separato dagli altri e forse non crede nel valore, nell’importanza di curarsi e ignora i vortici di polvere, il caldo e il freddo.
Deve avere circa quarant’anni e, anche se ora ha quest’aspetto, un tempo è stato una grande stella del basket…
“Me lo immaginavo, solitario e pigro, guardare la chiesa così come guardava le montagne dal mio negozio, senza attribuirvi un significato, anzi per eliminarle, intento a deformare pietre e colonne, e la scalinata annerita. Impegnato con una dolce e vecchia protervia a convincere e corrompere quello che stava guardando, perché tutto interpretasse il senso della sottile disperazione che mi aveva rivelato nel negozio, lo sconforto che manifestava senza saperlo o senza la possibilità di nasconderlo nel caso l’avesse saputo.”

Ignorato dalla critica per anni, Juan Carlos Onetti è stato “scoperto” nel 1960, in concomitanza con il periodo “boom” del romanzo latino-americano. Di sicuro Gli addii è tra i migliori racconti mai scritti in lingua spagnola.
Onetti, che ha sovente avuto reputazione di stravagante e di cosmopolita modernista, è un maestro nella fusione di fantasia e realismo e questo suo racconto è per molti il suo capolavoro.
Di Onetti, che ha sempre evitato il realismo magico, colpisce (e non poco) l’eccellenza artistica e il totale rifiuto dei valori dominanti.
SUR lo presenta in una splendida edizione (con quest’opera inizia la pubblicazione di tutte le opere di Onetti) con la traduzione di Dario Puccini (riveduta e corretta da Raul Schenardi).

Twitter:@marcoliber


Juan Carlos Onetti

Gli addii
(traduzione di Dario Puccini)
SUR
2012

Se ti abbraccio non aver paura

La scrittura di Fulvio Ervas è affollata di sensazioni, di sentimenti, di conoscenze, di oggetti, ma ha anche tanti aspetti, tante facce, tanti colori.
E’ resistente come le tele dei ragni e leggera e snella come una foglia, meraviglia, affascina, porta con sé un tesoro di immagini ricche di tenerezza, emozioni, incanti e fuoco incontenibile.
Se ti abbraccio non aver paura è un libro immensamente felice, uno dei più felici che abbia mai letto. Segno che la letteratura trova la sua gioia chissà dove, in posti imprevisti, impensati, provvidenziali che spesso seguono il cammino di una nuvola. Posti così profondi e segreti che sovente la realtà non riesce a decifrare.

Twitter:@marcoliber


Fulvio Ervas

Se ti abbraccio non aver paura
Collana Gli alianti
Marcos y Marcos
2012