Cardellini della pioggia

Quella donna perde crepuscoli
e albe
come si perde un fiume nella sete.

La gazzella passò veloce e se qualcosa di lei rimane
è un’immagine che il tempo scolora.
La fragilità avanza inesorabile come una sentenza
per queste ossa di cristallo che sorreggono
l’ombra
di essere che fu e declina.
Effimera fu la vita dei gigli blu e la grazia audace
e ondulante
dei suoi lunghi capelli.

Come sono lontani il cortile del suo regno
e l’acqua che coronò la sua risata
nel prurito della sua carne
sul grembo dell’erba.

Dolcezza che più non torna.

 

cslpSono versi poderosi e allo stesso tempo esili e delicati. Immagini chiare di pensieri e di ferite, paesaggi interiori che destano nel lettore una profonda risonanza emotiva.
Carmen Yáñez viene “da una tana di sogni” e “prende sul serio un mestiere sciocco” sviluppando (come “delirio sull’orlo dell’abisso/ che finge davanti alla luce”) riflessioni importanti, testi innervati da brucianti intuizioni esistenziali ed etiche in cui contenuto e forma appaiono inscindibili.
Il suo è un itinerario altamente significativo che merita di essere conosciuto, letto e riletto. Un itinerario speciale in grado di frugarti dentro come una memoria forte come “quercia, legno massiccio”, come “ceppi accesi che crepitano nel fuoco del camino”…

Carmen Yáñez, Cardellini della pioggia, traduzione di Roberta Bovaia, Quaderni della Fenice, Guanda 2015.

Aurore d’Autunno

ADAAurore d’Autunno appare per la prima volta nel 1950. E’ un Wallace Stevens insolito che continua a trattare i temi dominanti della sua poesia: il primato della fantasia sull’esperienza umana e la complessità del nostro rapporto fenomenologico con il mondo fisico.
L’aurora boreale illumina una nuova scena. Attraverso la magia della parola è straordinario e immenso rivivere un’esistenza che all’inizio è perfettamente descritta nel tempo e nei luoghi (“Qui vive il serpente, l’incorporeo. D’aria è la testa. Sotto la punta a notte Occhi s’aprono e ci fissano in ogni cielo…”).
Stevens cerca un nuovo ed essenziale rapporto con la terra. Una terra che ci accoglie, ci affascina e ci inquieta… “un’innocenza della terra, non un segno falso né un simbolo maligno. Ne siamo parte, come bimbi stiamo in questa santità…”

Wallace Stevens, Aurore d’Autunno, edizione con testo a fronte a cura di Nadia Fusini, Adelphi 2014.