Archive for the ‘Scrittori’ Category

Un triste viaggio dal piacere al dovere

25 luglio 2016

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La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria, è andato perdendo la bellezza che nasce dall’allegria di giocare per giocare. Oggi, il calcio professionistico condanna ciò che è inutile, ed è inutile ciò che non rende. E a nessuno porta guadagno quella follia che rende l’uomo bambino per un attimo, lo fa giocare come gioca il bambino con il palloncino o come gioca il gatto col gomitolo di lana: ballerino che danza con una palla leggera come il palloncino che se ne va per l’aria e come il gomitolo che rotola, giocando senza sapere di giocare, senza motivo, senza orologio e senza giudice.
Il gioco si è trasformato in spettacolo, con molti protagonisti e pochi spettatori, calcio da guardare, e lo spettacolo si è trasformato in uno degli affari più lucrosi del mondo, che non si organizza per giocare ma per impedire che si giochi. La tecnocrazia dello sport professionistico ha imposto un calcio di pura velocità e molta forza che rinuncia all’allegria, che atrofizza la fantasia e proibisce il coraggio.
Per fortuna appare ancora sui campi di gioco, sia pure molto di rado, qualche sfacciato con la faccia sporca che esce dallo spartito e commette lo sproposito di mettere a sedere tutta la squadra avversaria, l’arbitro e il pubblico delle tribune, per il puro piacere del corpo che si lancia verso l’avventura proibita della libertà.

Tratto da: Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, traduzione di Pier Paolo Marchetti,  Sperling & Kupfer Editori 1997.

Per la gloria

9 maggio 2016

Una notte d’inverno, gelida e buia, avanzava sul Giappone, sulle acque agitate a oriente, sulle isole scoscese, sulle città e i piccoli villaggi, sulle strade desolate. In piedi davanti alla finestra, Cleve guardava fuori. Era sceso il crepuscolo e si sentiva intorpidito da una specie di letargia. Non aveva ancora ritrovato tutto il suo vigore. Sembrava che tutti se ne fossero andati altrove mentre lui dormiva. La stanza era deserta. Si protese leggermente e permise al vetro di toccargli la punta del naso. Era freddo, ma piacevole. Intorno al punto di contatto si formò subito un cerchio di condensa. Espirò più volte dalla bocca e fece allargare la macchia. Dopo un momento di esitazione tracciò le lettere CMC nell’umida trasparenza.

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James Salter è nato nel 1925 ed è cresciuto a New York. Si è laureato a West Point nel 1945 e subito è entrato nella US Army Air Force come pilota. È stato in servizio dodici anni e ha volato per oltre un centinaio di missioni da combattimento come pilota da caccia. Si è dimesso dalla Air Force dopo questo suo primo romanzo, The Hunters (Per la gloria nella traduzione italiana), uscito nel 1957.
Per la gloria
rimane l’espressione più concisa del suo talento. Il miglior profilo psicologico sul carattere del pilota di caccia in tempi di guerra. Un documento storico della guerra fredda che può essere letto anche come un saggio introspettivo perché resoconto affascinante delle dinamiche all’interno di un gruppo di uomini altamente qualificati che si dedicano a un’occupazione ad alto rischio e reagiscono ad ambienti ed eventi strani e ostili.
Salter, scrittore imperdonabilmente trascurato, ammirava Antoine de Saint-Exupéry, la sua integrità mentale, la sua maniera di scrivere. Avrebbe sempre voluto seguire le sue orme, ha sempre amato l’esperienza del volo, i misteri del cielo, che per lui rimanevano inebrianti e magici come lo erano per i piloti di biplani a elica.
Colpisce e disarma la sua scrittura “ellittica” con dettagli e osservazioni che maturano in modo obliquo, melodiosamente, in attesa (segreta, recondita, sfuggente) di salti inaspettati.
Un vero classico senza tempo questo Per la gloria.

James Salter, Per la gloria, traduzione di Katia Bagnoli, Narratori della Fenice, Guanda 2016

Le storie d’amore che hanno cambiato il mondo

24 marzo 2016

Il 20 maggio, Édith gli scrive:
Mio adorato,
hai fatto buon viaggio? Sei un po’ stanco? Lavora bene, amore mio, che almeno tutti questi sacrifici servano a qualcosa. Cosa mi dici di New York? Non scordarti di numerare le tue lettere, così sapremo se arrivano tutte. È strano, sono senza reazione, senza un pensiero preciso, senza niente, sono come in attesa di un fatto, di un evento qualsiasi. Al posto del cuore ho angoscia e tristezza. Cucciolo mio, quanto ti amo… Ti amo pazzamente, in modo persino preoccupante! Oggi avevo le prove ma non me la sono sentita. Preferisco restare da sola. Ho disdetto tutti gli impegni, tutti gli appuntamenti, perché le persone parlano, parlano, e m’impediscono di stare con te. Magari la prossima settimana andrà meglio. Per il momento, non voglio sentir parlare di nient’altro che di te!

 

lsdachcimWallis Simpson ed Edoardo VIII, Lady Hamilton e Lord Nelson, Frida Kahlo e Diego Rivera, Rodin e Claudel, Lady Mountbatten e Nehru, Edith Piaf e Marcel Cerdan, Dom Pedro e Ines de Castro, Richard Burton e Elizabeth Taylor, George Sand e Frederic Chopin, Paul Verlaine e Arthur Rimbaud…
Gilbert Sinoué riesce a dipingere un quadro nella mente di chi legge, si confronta con le ferite più profonde, coglie momenti chiave e sentimenti segreti e li rievoca con grande passione. E con parola propria e altrui ci racconta di questi mondi strani ricchi di immagini forti.
Colpiscono le sue esplorazioni che uniscono descrizioni e circonvoluzioni della mente. Colpisce il ritmo che imprime ai suoi testi così legati alla memoria storica e leggerlo è come immergersi in una ricerca del tempo che rasserena e riconcilia. Perché la memoria (che è movimento perpetuo) può essere uno strumento di ricerca che aiuta a riappropriarci della realtà e del tempo.

Gilbert Sinoué, Le storie d’amore che hanno cambiato il mondo, traduzione di Roberto Boi e Giuliano Corà, Neri Pozza 2016.

L’occhio della mente

15 marzo 2016

Con le loro grandi difficoltà a iniziare una conversazione o a stabilire un contatto con gli altri, negli ospedali per lungodegenti o nelle case di riposo, i pazienti con afasia affrontano rischi particolari. Magari beneficiano di ogni tipo di terapia, ma manca loro una dimensione sociale fondamentale, così che spesso si sentono completamente isolati e tagliati fuori. Eppure molte attività — per esempio il gioco delle carte, le uscite a fare spese, il cinema o il teatro, il ballo o lo sport — non richiedono l’uso del linguaggio, e possono essere utilizzate per trascinare o attirare i pazienti afasici in un mondo di contatti umani e di attività che sono loro familiari. A questo proposito, si usa a volte l’espressione opaca «riabilitazione sociale», ma in realtà il paziente è «richiamato alla vita»: come direbbe Dickens, recalled to life.

osldmOliver Sacks si confronta ogni giorno con sindromi e patologie neurologiche. Casi che aiutano a capire chi siamo e quali sono i nostri valori.
Si considera «un naturalista o un esploratore» del cervello e assiste a storie straordinarie che chiedono solo di essere raccontate. Parla di vicende umane vicino «al cuore oscuro dell’essere». Interpreta, restituisce e condivide ciò che vede.

Tenere l’album dei ricordi lo spinse, anzi lo costrinse, a scrivere tutti i giorni: non solo per formare parole e frasi leggibili, ma anche a un livello creativo molto più profondo. Il diario della vita in ospedale, con le sue routine e i suoi diversi personaggi, cominciò a sollecitare in lui l’immaginazione dello scrittore. A volte, nel caso di parole insolite o di nomi propri, capitava che avesse qualche incertezza sull’ortografia. Non riusciva a «vederli» con l’occhio della mente, non riusciva a immaginarli: non più di quanto riuscisse a percepirli quando se li trovava di fronte stampati. Mancando di questa immaginazione interiore, per scrivere senza errori doveva ricorrere ad altre strategie. La più semplice, scoprì, consisteva nello scrivere una parola in aria con l’indice, facendo in modo che un atto motorio prendesse il posto di un atto sensorio.

Sacks ci racconta di malati di Tourette, di autismo e di afasia. Narra di queste vite come si discorre di avventure e di coraggio, di resistenza e di creatività. Con acuta capacità introspettiva vive nuove vite insperate e stupefacenti. Esperienze che allargano l’immaginazione mostrandoci ciò che spesso la salute ci nasconde. E l’atto di scrivere gli dà piacere e gioia enormi. Lo porta in un altrove che gli fa dimenticare persino il passare del tempo.

Oliver Sacks, L’occhio della mente, traduzione di Isabella C. Blum, gli Adelphi, Adelphi 2016.

Sulle donne

4 marzo 2016

rw2Oggi feci un’inezia di passeggiatina, amabile, breve e di modesta durata, entrai in una rivendita di generi alimentari, dove scorsi una fanciulla, amabile altresì ed ella pure in un certo qual senso di statura modesta, in posa visibilmente schiva. Durante la passeggiata riflettei un poco sulle parole con cui avrei potuto principiare l’opera alla quale do ora inizio e la cui stesura mi terrà occupato presumibilmente una ventina di giorni. In questo lasso di tempo sarò dunque piuttosto solerte, non senza concedermi di quando in quando una pausa, intendendo con ciò dire che questa «effemeride» non mi sovraffaticherà in alcun modo. Va da sé che, in luogo di «effemeride», avrei potuto dire benissimo «diario».

rwsdRobert Walser aveva un’unica grande passione: camminare.
Non ebbe mai storie sentimentali, non riusciva a farsi coinvolgere dall’amore. Aveva però meraviglia delle donne ed era convinto che l’incanto dell’amore dipendesse dalle qualità dell’anima (per mezzo delle quali è giustificabile e completo) perché popola di iridescenze il mondo circostante, lo addobba e lo ricama. Un incanto tutto speciale che rifiorisce e si dispiega all’interno di una realtà fiabesca, trasfigurata. Un po’ come nel Cantico dei Cantici: la leggiadria e la tenerezza di sguardo della gazzella simboleggiano la freschezza e la dolcezza. Una dolcezz che trasforma in stupende anche le cose più brutte.
La sua scrittura non è per tutti forse per le tante divagazioni, gli accostamenti difficili, le espressioni inconsuete, strane. Ora costante e varia di luci, ora spenta e incerta, ora lieve e filante… È tutto un insieme di visioni, ricordi, sogni, paesaggi. Un modo di esprimersi che si riesce a capire solo se stabiliamo una certa sintonia col “cuore” di chi scrive.
Walter Benjamin dice che “ogni frase di Walser si propone di far dimenticare quella precedente” e questo, se ci pensiamo, è lo spirito profondo di chi cammina e non lascia tracce che il vento non possa cancellare.

Giusto per parlare d’altro: io scrissi — in seno a una famiglia, nella soffittina messami a disposizione da coloro presso i quali ero venuto ad abitare — una sorta di romanzo, a proposito del quale avrò da dirne di ogni specie. Cosa che — per rincuorare in anticipo i lettori — farò in modo assai stringato.

Robert Walser
, Sulle donne, traduzione di Margherita Belardetti, Piccola Biblioteca Adelphi, Adelphi 2016.

Salone di bellezza per piccoli ritocchi

1 marzo 2016

mccallsmithPrecious Ramotswe, fondatrice e proprietaria della Ladies Detective Agency N.1, sola e unica investigatrice del Botswana per i problemi delle signore, e non solo, non aveva mai studiato gestione aziendale. Era abbastanza comune — lo sapeva — per chi era titolare di una ditta frequentare corsi che trattavano di inventario o flusso di cassa, per esempio, ma nel suo caso non le era mai parso necessario. Certo, c’era da dire che la Ladies’ Detective Agency non aveva mai realizzato profitti, ma negli ultimi anni non era neppure andata in perdita: la signora Ramotswe era riuscita a gestire incassi e spese in modo da finire in pari, ammesso che si praticasse quella che un suo amico contabile aveva definito, con una certa ammirazione, «Amministrazione Ottimista».

sdbpprSalone di bellezza per piccoli ritocchi è un inno all’amicizia e a ciò che più conta nella vita. Un modo di fare letteratura, questo di Alexander McCall Smith, che coinvolge e risolleva lo spirito donando momenti di gioia a chi legge.
Una letteratura garbata che ci fa riscoprire il rispetto come uno dei “valori della vita”.
Valori di cui McCall Smith ci tiene molto a scrivere. Forse per questo descrive così bene certi
sentimenti garbati ed equilibrati come la gentilezza e la lealtà.
Perché rispettare è un po’ guardarsi indietro. È un fenomeno intimo, di volizione spontanea. È percepire l’altro come importante. È frutto di un lavoro. Un lavoro di cura quotidiano.
“Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”, ammonisce Zygmunt Bauman. E la vera gentilezza richiede nobiltà di pensiero.

«Ecco, bravissimo» disse la signora Ramotswe. «È un’ottima idea fare una lista, per ricordarsi quello che abbiamo.»
«E anche lei, signora» disse Phuti, «anche lei ha molte cose nella sua vita. Lei ha…» Fece un cenno in direzione dell’officina. «Lei ha un marito meraviglioso. Ha la sua agenzia. E il furgoncino bianco.»
«Sì» disse la signora Ramotswe. «Sono fortunata. Ma ho i due bambini di cui mi occupo, Motholeli e Puso. Credo siano loro la cosa più importante che ho.»
«Sì, sono molto importanti.»
«E ho un’assistente molto in gamba.»
Phuti si illuminò. «Sì, anche.»
«E il marito dell’assistente e il figlio dell’assistente. Queste sono altre cose belle nella mia vita.» Tacque per un istante. «E questo paese, naturalmente. Ho anche il nostro paese.»
La signora Ramotswe guardò l’acacia dalla finestra. Gli uccellini che avevano fatto il nido fra i suoi rami — due tortore del Capo — non c’erano, ma a un certo punto sarebbero tornati. Per un momento provò a immaginare come sarebbe stata la lista di quegli uccellini, se avessero potuto fame una. Sarebbe stato un elenco semplice, ma fatto di poche cose molto belle: il riparo dei rami di un’acacia, il cielo, l’aria, l’Africa.

Alexander McCall Smith, Salone di bellezza per piccoli ritocchi, traduzione di Serena Bertetto, Narratori della Fenice, Guanda 2016.

Prima del calcio di rigore

24 febbraio 2016

Una mattina, presentandosi al lavoro, l’elettroinstallatore Josef Bloch, che era stato un portiere di qualche fama, venne informato del suo licenziamento. Bloch, almeno, interpretò come un’informazione di questo tenore il fatto che, al suo apparire sulla porta della baracca in cui sostavano gli operai, soltanto il capomastro sollevasse gli occhi dalla colazione, e abbandonò il cantiere. Per la strada alzò un braccio, ma — a parte il fatto che Bloch non aveva alzato il braccio per chiamare un taxi — la macchina che gli passò vicino non era un taxi. Alla fine sentì davanti a sé il rumore di una frenata; Bloch si voltò; dietro di lui c’era un taxi, il taxista imprecava; Bloch tomò a voltarsi, montò e si fece portare al mercato gastronomico. Era una bella giornata d’ottobre. Bloch mangiò una salsiccia calda a un chiosco, poi camminò tra i chioschi verso un cinema.

pdcdrLicenziato dal suo lavoro in cantiere, l’ex portiere di calcio Josef Bloch inizia a vagare senza mèta per Vienna. Va al mercato, al cinema, allo stadio e cerca una stanza d’albergo.
L’eccitazione lo pervade da capo a piedi. Tutti i suoi sensi sono allerta. Fiuta l’aria, tende l’orecchio, ha la sensazione che qualcosa non quadri.
Cerca disperatamente un contatto, anche se non sa con chi.
E allora ucciderà, senza motivo, per puro istinto morboso. Sentendosi lontano, svuotato. Come un portiere che si prepara a parare un calcio di rigore.
Tenterà così la fuga verso il confine e avrà anche l’illusione di salvarsi, di farcela. Eppure, insinuante, ossessiva, l’idea di essere spiato da una forza misteriosa, decisa ad annientarlo, resisterà.
«Il portiere si domanda in quale angolo l’altro tirerà» disse Bloch. «Se conosce il tiratore, sa quale angolo si sceglie di solito. Può darsi però che anche l’incaricato del calcio di rigore calcoli che il portiere ci pensa. Quindi il portiere pensa che oggi, per una volta, il pallone arriverà nell’altro angolo. Ma se il tiratore continuasse a pensare insieme al portiere e decidesse quindi di tirare nel solito angolo? E così via, e così via.»
Prima del calcio di rigore è uno dei testi più importanti di Peter Handke, un thriller ricco di suspence, coinvolgente e condotto con un ritmo pieno di fascino.

Peter Handke, Prima del calcio di rigore, Guanda.