Posts Tagged ‘Alexander McCall Smith’

Salone di bellezza per piccoli ritocchi

1 marzo 2016

mccallsmithPrecious Ramotswe, fondatrice e proprietaria della Ladies Detective Agency N.1, sola e unica investigatrice del Botswana per i problemi delle signore, e non solo, non aveva mai studiato gestione aziendale. Era abbastanza comune — lo sapeva — per chi era titolare di una ditta frequentare corsi che trattavano di inventario o flusso di cassa, per esempio, ma nel suo caso non le era mai parso necessario. Certo, c’era da dire che la Ladies’ Detective Agency non aveva mai realizzato profitti, ma negli ultimi anni non era neppure andata in perdita: la signora Ramotswe era riuscita a gestire incassi e spese in modo da finire in pari, ammesso che si praticasse quella che un suo amico contabile aveva definito, con una certa ammirazione, «Amministrazione Ottimista».

sdbpprSalone di bellezza per piccoli ritocchi è un inno all’amicizia e a ciò che più conta nella vita. Un modo di fare letteratura, questo di Alexander McCall Smith, che coinvolge e risolleva lo spirito donando momenti di gioia a chi legge.
Una letteratura garbata che ci fa riscoprire il rispetto come uno dei “valori della vita”.
Valori di cui McCall Smith ci tiene molto a scrivere. Forse per questo descrive così bene certi
sentimenti garbati ed equilibrati come la gentilezza e la lealtà.
Perché rispettare è un po’ guardarsi indietro. È un fenomeno intimo, di volizione spontanea. È percepire l’altro come importante. È frutto di un lavoro. Un lavoro di cura quotidiano.
“Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”, ammonisce Zygmunt Bauman. E la vera gentilezza richiede nobiltà di pensiero.

«Ecco, bravissimo» disse la signora Ramotswe. «È un’ottima idea fare una lista, per ricordarsi quello che abbiamo.»
«E anche lei, signora» disse Phuti, «anche lei ha molte cose nella sua vita. Lei ha…» Fece un cenno in direzione dell’officina. «Lei ha un marito meraviglioso. Ha la sua agenzia. E il furgoncino bianco.»
«Sì» disse la signora Ramotswe. «Sono fortunata. Ma ho i due bambini di cui mi occupo, Motholeli e Puso. Credo siano loro la cosa più importante che ho.»
«Sì, sono molto importanti.»
«E ho un’assistente molto in gamba.»
Phuti si illuminò. «Sì, anche.»
«E il marito dell’assistente e il figlio dell’assistente. Queste sono altre cose belle nella mia vita.» Tacque per un istante. «E questo paese, naturalmente. Ho anche il nostro paese.»
La signora Ramotswe guardò l’acacia dalla finestra. Gli uccellini che avevano fatto il nido fra i suoi rami — due tortore del Capo — non c’erano, ma a un certo punto sarebbero tornati. Per un momento provò a immaginare come sarebbe stata la lista di quegli uccellini, se avessero potuto fame una. Sarebbe stato un elenco semplice, ma fatto di poche cose molto belle: il riparo dei rami di un’acacia, il cielo, l’aria, l’Africa.

Alexander McCall Smith, Salone di bellezza per piccoli ritocchi, traduzione di Serena Bertetto, Narratori della Fenice, Guanda 2016.

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Il mondo secondo Bertie

18 maggio 2015

ILSBAlexander McCall Smith riesce sempre ad affascinare con storie garbate e intelligenti. Lo fa anche stavolta raccontando del noto condominio edimburghese al numero 44 di Scotland Street dove apparentemente non succede niente (o almeno niente di clamoroso), ma qualcosa di acuto e pungente però si muove con un dinamismo tutto suo. E si intrecciano, con la stessa frequenza, problemi e piaceri della vita di ogni giorno, quasi a ricordarci che certi nostri piccoli mondi possono  davvero valere quanto il mondo intero.
Non c’è una trama vera e propria, ma tanti brevi episodi che riguardano i singoli protagonisti e le loro relazioni.
Tutto ruota attorno al piccolo Bertie, che ha sei anni ed è sveglio e brillante, ma si sente imprigionato in quello che sua madre Irene qualifica come il “progetto Bertie”, un percorso snervante fatto di scuola steineriana, psicoterapia, yoga, lezioni di italiano e sassofono.
Anche qui non c’è bisogno di aver letto uno dei libri precedenti per riprendere il filo delle diverse piccole storie che mescolano sapientemente (attraverso una scrittura semplice e lieve) buon senso a bon ton, folklore a cortesia british, empirismo filosofico a concretezza popolare.

Alexander McCall Smith, Il mondo secondo Bertie, traduzione di Elisa Banfi, Narratori della Fenice, Guanda 2015.

Le affascinanti manie degli altri

21 novembre 2014

«Sabato sera» sottolineò Isabel Dalhousie. «Fischiano le orecchie».
Guy Peploe, seduto di fronte a lei in un angolino sul retro della caffetteria Glass and Thompson, le rivolse uno sguardo confuso. Isabel aveva la tendenza a pronunciare frasi enigmatiche — lui lo sapeva, e non ci faceva più caso — ma questa gli parve più sibillina del solito.
Mescolò il caffè. «Non ti seguo, Isabel. Lasciatelo dire. Orecchie che fischiano?»
Isabel sorrise. Non intendeva fare la misteriosa ed era stato Guy, del resto, a introdurre l’argomento «sabato sera»; lei aveva solo raccolto lo spunto. L’amico aveva parlato di un’inaugurazione a cui aveva partecipato il sabato precedente, una mostra dedicata a un pittore realista scozzese, ignorato in vita e ora acclamato come un genio. C’erano tutti: o meglio, tutti quelli che andavano alle inaugurazioni del sabato sera nelle gallerie, aveva rimarcato Guy ridacchiando. I restanti quattrocentottantamila abitanti di Edimburgo e dintorni con ogni probabilità stavano facendo altro.

Alexander McCall Smith, Le affascinanti manie degli altri,Isabel Dalhousie è una filosofa riflessiva, ma tutt’altro che prudente. Ha fiducia nella vita che evolve (e muta) e ci fa scoprire il lato di filosofia applicata alla nostra vita di tutti i giorni.
La realtà più abituale ha molto di che sorprenderci. L’altro, che crediamo di conoscere, è un infinito che fugge a se stesso… Il quotidiano è così come lo creiamo e di quotidiano in quotidiano la vita passa, si trasforma. Per questo aprire gli occhi tutte le mattine significa essere vivi e Isabel Dalhousie sa che per amare il quotidiano è sufficiente questa semplice constatazione. Lei pone sempre domande alla vita mantenendo per tutta la giornata la chiarezza del mattino. Aprire gli occhi anche quando nessuno ci spinge a farlo, significa scegliere lo stupore come posizione esistenziale. Lei non è una detective tradizionale, però non ha mai rifiutato una richiesta diretta di aiuto e sa vivere una vita piena, sa rallentare e sbagliare. Sa andare incontro alle situazioni più diverse per cogliere il nuovo nascosto dietro al vecchio, il cambiamento che si agita sotto l’apparente ripetizione dell’identico.
“Il sole è nuovo ogni giorno!”, diceva Eraclito.

Alexander McCall Smith, Le affascinanti manie degli altri, traduzione di Giovanni Garbellini, Guanda 2014.