Il filo d’oro

scrittIn un certo senso, questo libro di Ewan Clayton, è una grande storia della pratica artigianale della parola scritta. Un’idea d’altri tempi che però ci può aiutare a vedere il mondo della cultura in un modo differente e nuovo.
Il nostro rapporto con la parola scritta è in realtà molto giovane.
La scrittura è diventata un’esperienza condivisa solo nell’ultimo secolo. Tuttavia è proprio negli ultimi decenni che i giovani hanno sviluppato una loro autonoma cultura della grafica. La scrittura a mano con la sua raffinatezza unica può avere davanti a sé un futuro luminoso, può continuare a vivere, magari trasformandosi.
Chi leggerà questo splendido libro capirà in che modo la scrittura è arrivata a essere ciò che è. Scoprirà forme di arte e cultura, oltre a un vasto e importante campo della storia culturale ricco di spunti. Si renderà pian piano conto che la qualità artigianale della scrittura a mano e della tipografia possono davvero essere per tutti noi una sorta di rivelazione salvifica.

Ewan Clayton, Il filo d’oro, traduzione di Benedetta Antonelli D’Ouix, Bollati Boringhieri 2014.

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Il potere segreto del cervello

CCLPVMigliorare se stessi attraverso il pensiero che pensa se stesso… Ma come? Il nostro cervello è da considerarsi una confluenza di cicli retroattivi. L’idea di feedback (retroazione) risale alla Rivoluzione industriale, quando il termine fu inventato per descrivere i meccanismi di regolazione di macchine complesse (es. se un motore a vapore si surriscalda deve iniziare un ciclo di raffreddamento per mantenere la temperatura). L’espressione entrò però a far parte della lingua parlata negli anni quaranta del secolo scorso, quando il matematico Norbert Wiener la applicò a tutti i sistemi adattivi: biologici, meccanici, politici, sociali.

Il segreto è pensare il pensiero con l’intento di avere un controllo maggiore sull’elaborazione dei pensieri… Ma come? Distaccandoci dai problemi, apprendendo, correggendoci. In pratica, adattandoci.
Oggi abbiamo a disposizione strumenti sempre migliori. Studi sul comportamento, scansioni cerebrali, dosaggi ormonali. Tutti strumenti che aiutano i ricercatori a individuare tecniche che possono cambiare la nostra mente secondo i nostri desideri, i nostri punti giusti e quelli insensibili.

Il libro (che può avere un’impatto pratico nella vita di ognuno) descrive un centinaio di esperimenti psicologici grazie a cui si approfondiscono i criteri decisionali con cui il cervello punta a ricevere una gratificazione. Gli stessi criteri decisionali che spesso portano a far fallire i propri progetti di vita.

David DiSalvo, Come cambiare la propria vita (sfruttando il potere segreto del cervello), traduzione di Sabrina Placidi, Bollati Boringhieri 2014.

Una donna indipendente

Jena, 6 novembre

Caro Roger,
ti scrivo soltanto per dirti che ti amo, nel caso te ne fossi già dimenticato al momento del tuo arrivo a Londra. Questa lettera, che ti seguirà col treno successivo a quello con cui sei partito, ti sarà recapitata dopodomani, all’ora della colazione. E assaporando la marmellata d’arance che Jena non riesce a produrre, dirai «Una donna quanto mai sconsiderata a scrivere per prima». Ma se valuti il «Caro Roger» vedrai che non lo sono così tanto, dopotutto. Immagini parole più sobrie? Non hai idea delle cose che avrei potuto scrivere al loro posto, se solo avessi voluto. È incredibile pensare che appena ieri a quest’ora conversavamo ancora in termini formali: tu, nel tuo bel tedesco appena appreso, rivolgendoti a me con l’appellativo gnädiges Fräulein a ogni piè sospinto, e io offrendo risposte di pari tono a quel Mr Anstruther che, nel giro di un’unica, stupefacente ora, è diventato per me il caro Roger. Ma ti sono piaciuta, voglio dire, mi hai amato così fin da subito? La mia anima è ancora refrattaria alla dolcezza di queste parole inusuali, ancora indurita per mancanza d’uso. Perdonami dunque se tendo ad aggirarle.

EVAUn libro che, grazie una scrittura di rara qualità, avvince, coinvolge ed emoziona, facendoci capire come la bellezza sia sovente nascosta nel semplice ritmo della vita quotidiana.
La formula di narrazione (un epistolario costruito solo sugli scritti di un mittente) scelta qui da Elizabeth von Arnim – autrice brillante e di raro anticonformismo – è fantasiosa e singolare perché riesce a coinvolgere in modo straordinario il lettore tratteggiando precisi e caustici ritratti.
È esemplare la destrezza con cui si fa largo tra le pieghe dell’animo umano e ci fa conoscere un mondo intenso, vibrante, soprattutto molto umano. Un mondo scomparso ma vivo che è una commedia, quella della vita fin-de-siècle. Un mondo dominato dall’ipocrisia e dalle convenzioni sociali.
Un libro, questo, che è puro piacere di lettura.

Elizabeth von Arnim, Una donna indipendente, traduzione di Simona Garavelli, Bollati Boringhieri 2014.

L’acqua più dolce del mondo

JAMIL AHMAD- PHOTO CREDIT FAUZIA MINALLAHÈ una terra remota e isolata, fragile e spietata, quella che si trova dove i confini di Iran, Pakistan e Afganistan si incontrano, nel groviglio sconnesso di colline accidentate ed erose e tra sparute palme da dattero traballanti e rinsecchite.
Toz Baz è il Falco nero, un bambino ricco di forza e coraggio già provato dalla vita. È lui a raccontarci di questo mondo di tempeste di sabbia, di nuvole di pernici che compaiono nel cielo e di mancanza di cibo e acqua. Terre desolate e vive che ci rivelano storie di saggezza e di vero onore, ma anche di vicende di tamburi che allertano del pericolo o di oscuri amuleti d’argento pieni di mistero che inquietano e affascinano allo stesso tempo.

Jamil Ahmad, L’acqua più dolce del mondo, traduzione di Aurelia Martelli, Bollati Boringhieri 2014.

Antropop – La tribù globale

duccioDuccio Canestrini ci presenta l’antropologia culturale in un modo creativo e illuminante forse perché ha avuto in sorte il dono gioioso dello scriver chiaro.
Il mondo, oggi e da sempre, è una perenne mutevolezza, un gioco di crescere e decrescere, colmarsi e vuotarsi, finire e ricominciare.
L’antropologia culturale può farci capire il significato di alcuni cambiamenti in atto e in questo libro si spiega che niente e nessuno a questo mondo è libero da influenze e, nel caso qualcuno lo fosse, questo qualcuno qualche problemino lo avrebbe.
“La metafora della muraglia, dell’argine, della barriera non ha mai retto per quanto riguarda le culture. Le connessioni sono virali e i virus mutano.”
L’antropologia, se si sa leggere, è qui, davanti a noi, ubiqua e onnipresente.
L’antropologia oggi è pop quando si parla di cultura popolare e quindi di fumetti, di cinema, di social network, di oggettistica o di usi e costumi. E’ pop perché è popolare, conosciuta, quindi per tutti. Perché è in grado di leggere fatti e fenomeni attualissimi e diversi fra loro. Perché c’è qualcosa di più della realtà che possiamo vedere, sapere, esplorare.

Duccio Canestrini, Antropop – La tribù globale, Bollati Boringhieri 2014.

La vita segreta dei semi

Quello che Mendel scoprì nel suo giardino fu che, quando fecondava i fiori di una pianta nata da un pisello rugoso con polline prelevato da una pianta cresciuta da un seme liscio, otteneva esclusivamente piselli lisci. Invertendo il procedimento, cioè impollinando una pianta nata da un seme liscio con polline prelevato da una pianta originata da uno rugoso, il risultato non cambiava: tutti piselli lisci. Il carattere rugoso era scomparso e quei piselli erano uguali, proprio come i due fratellini nel baccello del vecchio detto. Tuttavia, le cose cambiavano del tutto quando i semi prodotti dal primo incrocio venivano cresciuti e poi fecondati con il loro stesso polline. I semi che se ne ottenevano erano una mescolanza di lisci e rugosi in un rapporto molto preciso: uno rugoso ogni tre lisci. La straordinarietà di questo risultato era che un carattere (la forma rugosa) sparito dalla progenie del primo incrocio era poi ricomparso in quella dell’incrocio successivo. Sembrava proprio uno di quei giochi di prestigio dove un oggetto scompare nel nulla per poi ricomparire tra gli svolazzi di un fazzoletto di seta. Ma dov’erano finiti i piselli rugosi? Il segreto dell’illusionista sta nella destrezza della mano, e Mendel concluse che anche la natura doveva ricorrere a un trucco del genere, facendo scomparire il tratto rugoso. Ipotizzò che dovesse esistere un qualche fattore ereditario che governava la forma del seme: poteva essere trasmesso restando nascosto, per poi riaffiorare in una generazione successiva. Trovando prove scientifiche di questo fattore ereditario, Mendel aveva di fatto scoperto il gene, sebbene il termine sarebbe stato coniato soltanto quarant’anni dopo.

semiI semi, dentro di sé, hanno straordinarie capacità e possono trasformarsi in piante in grado di dare i frutti più disparati. Hanno un grande potere metaforico e due vite: “quella vera, in natura, e quella riflessa nello specchio della letteratura e dell’immaginario”.
La storia di semi può essere definita una sorta di racconto sull’evoluzione. Un racconto interessantissimo e avvincente pieno zeppo di domande.
Sui semi la scienza ha svelato tanto, ma ci sono ancora, com’è ovvio, tanti misteri da capire e risolvere. Silvertown ce lo spiega in modo magistrale in questo suo libro.
“Buon seme dà buoni frutti” dice un famoso proverbio. “Saper vedere le cose racchiuse nel seme, ecco dove sta il genio”, scrisse un giorno Lao-tsu e “Albero: l’esplosione lentissima di un seme” ha scritto Bruno Munari nel 1992.

Jonathan Silvertown, La vita segreta dei semi, traduzione di Daria Restani, Bollati Boringhieri 2014.

Il bambino filosofo

bimbiI bambini e gli adulti sono creature profondamente diverse con menti, cervelli ed esperienze diverse. Si può dire che noi adulti altro non siamo che il prodotto finale dell’infanzia.
Il cervello dei bambini è plastico e flessibile e di fatto è più altamente connesso di quello degli adulti perché i percorsi neurali disponibili sono più numerosi.
I bambini non conoscono l’odio e il rancore e sono fonte inasauribile di significato. Vivono le emozioni in un modo più difficile da controllare e ci mettono in contatto con la verità, la bellezza e la significatività dell’esistenza. Sono profondi e sconcertanti al tempo stesso (e forse per questo ultimamente attirano l’attenzione dei filosofi…), ma fruiscono il mondo in maniera molto diversa da noi, mostrando un tipo di attenzione che si correla alle loro straordinarie abilità di apprendimento.
“Vivi con i bambini ed imparerai ad amare. Così diventerai tu un bambino e più ancora: un essere umano”, scrisse un giorno Georg Walter Groddeck.

Alison Gopnik, Il bambino filosofo, traduzione di Francesco Gerla, Bollati Boringhieri 2014.