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Chi viaggia si apre all’altro

30 luglio 2016

ann02Antonio Annoni era un camminatore lento, elegante. Era uno che entrava in contatto con le terre che visitava e studiava la società attraverso lo spazio e grazie allo spazio. Un osservatore profondo che non faceva domande, ma aveva gli occhi sempre in moto a raccogliere ogni indicazione di cui aveva bisogno.
Per lui il cammino era intimità e conversazione con i luoghi, ma anche espediente per riprendere contatto con se stesso.
Camminava come se avesse timore di non riuscire a vedere tutto e detestava tutto ciò che era angusto, stretto e gretto.
Diceva —  e lo diceva spesso — che viaggiare era “cercare un nesso tra nomi e cose” ed era convinto che certi luoghi conservassero tanta memoria del loro passato.
Era convinto che al tragitto e alla tappa corrispondessero due percezioni fondamentalmente diverse dei viaggio: lo spostamento e la pausa. E “se entrambi contribuiscono a dar forma allo stesso viaggio, rispondono a logiche e a emozioni differenti. L’uno non si dà senza l’altra, ma si può preferire l’uno all’altra, e la mia preferenza va alla pausa, che è dell’ordine dell’intimità.”
Sentiva che la vera felicità era ritrovarsi —  tra viaggiatori — raccolti attorno a un fuoco e parlare, confrontarsi, dialogare.
“La vera formazione è sempre orale, poiché solo la parola orale permette il dialogo, ossia la possibilità di scoprire la verità nello scambio delle domande e delle risposte. Ciò che la parola viva scrive nelle anime è più reale e più durevole dei caratteri tracciati sul papiro o sulla pergamena.”
Fu socio della Società Geografica Italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e ricoprì diversi incarichi presso le maggiori istituzioni geografiche. Non fece viaggi in luoghi particolarmente lontani, ma si arricchì di persone nuove e vide sfilare più volte paesaggi illuminati da soli radenti.
Aveva capito che a spingerlo era la curiosità, la semplice passione di apprendere qualche segreto di vite diverse, sconosciute.
“L’importanza che siamo disposti ad attribuire ai nostri viaggi dipende dallo sguardo che gettiamo sulle nostre vite.”
Chi viaggia si apre all’altro, continuava a dire.

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