Il guerriero, l’amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo

BODONI TACCHI Il fatto è che i russi, il 26 aprile, arrivarono a Lecco, gli austriaci a Cassano d’Adda… Suvarow e Melas…

DONNA QUIRINA Suvarow? il nome non mi riesce nuovo. Il trisnonno materno del mio povero Pino,… mi diceva Pino che i cosacchi lo devono aver trascinato con la corda al collo per tutta via Manzoni… che allora però non si chiamava Manzoni.

DE’ LINGUAGI Permette? (apre un libro) Non è della professoressa Gambini:… lo riconosco.

DONNA QUIRINA E invece è proprio suo. Me lo ha prestato l’altro ieri.

ceg001Ugo Foscolo faceva imbestialire Carlo Emilio Gadda e questa “farsa” a tre voci andata in onda nel 1958 sul Terzo Programma della Radio è stata per lui un’occasione per demolire l’’artista fatuo e salottiero “con una prosopopea insopportabile, e una cialtroneria da intrigante-mandrillo”.
Le tre voci di questo suo unico testo teatrale sono quelle della superficiale e vacua Donna Quirina Frinelli che pende dalle labbra dell’amica dotta professoressa Gambini, dell’enfatico e borioso Manfredo Bodoni Tacchi, grande ammiratore del poeta e dello sfacciato Carlo De’ Linguagi (Gadda notoriamente ha una scrittura lessicalmente e stilisticamente composita, nella quale convergono codici, linguaggi speciali e gerghi diversi, con un effetto voluto di disomogeneità e stravolgimento… il perfetto alter ego, insomma), spietato e irriverente accusatore del Basetta Ugo Foscolo (cui attribuisce scaltrezza, teatralità, opportunismo e ne scopre gli errori grossolani).
In sostanza Foscolo, anzi il Foscolo, (chiamato di volta in volta scimpanzé, roditore, scoiattolo, piteco…) diventerà il simbolo di una cultura inutile e vuota. Una falsa e nefasta cultura che nasconde il proprio volto sotto una maschera seducente ed è pronta a prostituirsi al potere senza dignità.

Carlo Emilio Gadda, Il guerriero, l’amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo, a cura di Claudio Vela, Biblioteca Adelphi, Adelphi 2015.

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«Se mi vede Cecchi, sono fritto»

SMVCSFCarlo Emilio Gadda e Goffredo Parise diventano amici e vicini di casa a Roma nel 1961. Gadda vede il giovane Parise «un intelligente e un geniale, anche come osservatore e interprete, certo un po’ pazzo-a-freddo in direzione pittorica e talora un tantino o un tantone surreale, ma molto più vivo e vitale del surrealismo alquanto gelido e congegnato di Landolfi… è un surreale d’impeto immediato e spontaneo».
La loro amicizia non è fondata sulla letteratura o sulle reciproche letture, ma nasce spontanea e gratuita. Uno già avanti con gli anni e tormentato da una ”orrenda solitudine”; l’altro, poco più che trentenne, è già affermato, ma annoiato da questo suo stato.

Gadda confida a Parise l’affanno per le continue e vessatorie richieste di lavoro, di dichiarazioni, di saggi e di opinioni, di fastidi che non mancano mai e di certi momenti in cui perde il controllo dei suoi nervi e scrive qualche letteraccia, che poi peggiora quasi sempre le cose…
Parise lo porta in giro per Roma a bordo di una spider biposto inglese prendendolo in giro in modo affettuoso, ma con una «profonda, alta ammirazione». Gli dedicherà quattro indimenticabili scritti che, con queste straordinarie lettere, documentano una tra le più inattese e appassionate amicizie del Novecento.
Un’amicizia intellettuale tra due grandi e acuti scrittori che hanno nutrito un’illimitata passione per il narrare.

Carlo Emilio Gadda, Goffredo Parise, «Se mi vede Cecchi, sono fritto» – Corrispondenza e scritti 1962-1973, a cura di Domenico Scarpa, Piccola Biblioteca, Adelphi 2015.

“Giornale di guerra e di prigionia” a Lusiana

Gadda_1921Quarto appuntamento di Autunno letterario Lusiana-Conco, venerdì 8 novembre, presso la Sala Consiliare del Palazzon a Lusiana. Interverrà la prof.ssa Michela Vettori, per un invito alla lettura del “Giornale di guerra e di prigionia” di Carlo Emilio Gadda (1893-1973).
Lo scrittore milanese, volontario durante il primo conflitto mondiale, tenne un diario della sua esperienza sul fronte dell’Altopiano dei Sette Comuni, in località Magnaboschi, durante l’offensiva austriaca del 1916. In seguito divenne uno dei maggiori autori della letteratura italiana del ‘900 con opere come Quer pasticciaccio brutto de via Merulana e La via del dolore.
Innovatore nella forma Gadda usa la letteratura come forma di conoscenza e la lingua come strumento d’analisi. Un giusto tributo dell’Altopiano dei Sette Comuni a un grande scrittore che in questo territorio visse, durante la giovinezza, un’esperienza fondamentale della sua esistenza.
Inizio dell’incontro, ore 20.30.

Un gomitolo di concause

Quanto alle lodi e alla “campagna di stampa… non so se sia stata interamente promossa da Garzanti, e non credo che tutti gli articoli favorevoli siano stati “imposti da lui”… E’ probabile che ne abbia incoraggiato uno o due, sui “suoi” (per modo di dire) periodici, eventualmente a 1/2 P.B. Il «chiasso» è un fenomeno dell’epoca attuale, determinato soprattutto dalla inderogabile necessità di vincere il chiasso altrui, di superare acusticamente, spazialmente, fotograficamente, la grida eludente le poppe della Loló e lo sguardo sexy della Sophia. lo non posso competere, quanto a culo, né con l’una né con l’altra: ma se il pesciarolo non urla più del pesciarolo concorrente sulla piazza, rimane col merlano in mano. (Merlano, franc. merlan, è vocabolo dei cuochi e trattori per dire il merluzzetto fresco, e intero.) Bisogna che l’Anima Severa si renda conto di questo: l’editore deve cavare le spese, ripagarsi delle spese. E’ legittimo, è giusto. Deve strombettare: non c’è nessuna legge umana o divina che gli ingiunga di dormire sonni fiorentini o romani, e di perdere il suo denaro. lo non posso proibirgli la propaganda, anche se il mio desiderio e il mio gusto, Lei lo sa, è quello della riservatezza; dei 25 lettori.

Un gomitolo di concauseNel 1956 Pietro Citati è consulente di Livio Garzanti ed è lui che tiene i rapporti tra Carlo Emilio Gadda e l’editore milanese. In poco tempo il giovane Citati ne diventa amico e confidente. “Gadda era un po’ mio padre e un po’ mio figlio: mi occupavo di tutto, raccoglievo i suoi saggi, mi occupavo della sua vita privata; lui era questa figura di borghese, di qualche anno più giovane di mio padre, di grande dolcezza, di grande gravità, di grande nobiltà, ma allo stesso tempo di nessuna dolcezza, di nessuna gravità, di nessuna nobiltà, che scoppiava in scatti d’ira improvvisa e furibonda.”
Da assaporare pagina dopo pagina questo sfolgorante carteggio tratto dall’Archivio Liberati che rivela, tra le righe, anche stravaganti saggi, squisiti “poèmes en prose” e ammalianti “bizze” che conquistano e illuminano rivelando molto dei caratteri degli interlocutori.
La scoperta dell’Archivio Liberati (lascito dello scrittore alla governante Giuseppina) ha infoltito gli studi su Gadda, un genio che deroga dagli schemi.
La riflessione sui suoi testi è in continuo aggiornamento e questo stupefacente Archivio è una vena aurifera che sta stupendo e da cui l’editoria non può che trarne vantaggio.

Carlo Emilio Gadda, Un gomitolo di concause – Lettere a Pietro Citati, Adelphi (collana Piccola biblioteca Adelphi), 2013.