Le parole a ispirare i sentimenti

John Cheever è uno di quei scrittori non comuni a cui le parole che usa sono sufficienti. Di più: non sono i sentimenti a scandire le parole, ma le parole a ispirarli. C’è qualcosa di tremendo nello sguardo che Cheever posa sulle persone e sugli oggetti che lo attorniano: una sorta di riflesso bianco, di una luce tanto chiara che, da sola, dice tutto.
Per chi già conosce Il nuotatore – straordinaria è l’interpretazione cinematografica di Burt Lancaster – non sarà difficile capire di cosa stiamo parlando. In quel caso, la storia scorre lungo il filo di una scommessa: arrivare a casa, passando di villa in villa. Per l’esattezza: di piscina in piscina. Per poi scoprire che l’ambìto punto d’arrivo è qualcosa che non esiste più da tempo. Due gli elementi tipici dell’opera di Cheever: la scommessa col destino, che finisce quasi sempre con una drammatica beffa, e il viaggio, fisico o mentale che sia.