Il collezionista delle piccole cose

Forse sarei arrivato troppo tardi per salvarle. I pochi esemplari rimasti erano stati avvistati in un’isola remota nell’Atlantico settentrionale, su una nuda sporgenza rocciosa, ma già si mormorava che l’ultima coppia da riproduzione fosse stata uccisa – per essere venduta a collezionisti privati – e che l’unico uovo fosse andato in frantumi. Sono solo voci, mi ripetevo. Ma quando mi avviai verso la zona portuale di Liverpool, quella ventosa mattina d’aprile del 1845, ero ancora animato dalla speranza di arrivare in tempo. In tempo per salvare gli ultimi uccelli. Già mi immaginavo circondato dal mare, in un’insenatura lungo la costa, intento ad ascoltare i loro strani e profondi mormorii. Davanti a noi l’oceano deserto, intersecato dalle linee migratorie che soltanto gli uccelli. sono in grado di percepire, grazie ai flussi magnetici che scorrono dentro di loro da tempo immemore. Mi sarei messo di fronte a loro, formando una barriera oltre la quale c’era soltanto una cosa: l’estinzione.…

il-collezionista-delle-piccole-cose

E’ il 1845 e Eliot Saxby è in preda a un senso di inquietudine mentre cammina lungo la banchina del porto di Liverpool sotto file di alberi di navi che svettano sopra la sua testa. Sartiame, alberature, vele serrate… Eliot cerca la sagoma dell’Amethyst e non riesce a vederla. Passa vicino alle gomenette, gira intorno alle bitte, si china per passare sotto le cime ed evitare cataste di viveri, sacchi, barili e funi che ingombrano il molo. Facchini e chiattaioli gridano e fischiano e c’è un esercito di uomini che smantella quello che altri sono inpegnati ad assemblare. Tiene in mano i documenti di imbarco e finalmente vede la passerella che sale al ponte di coperta dell’Amethyst, un brigantino a tre alberi dall’aria oscura e inquietante.
Eliot Saxby è un collezionista di piccole cose che cerca quel che resta dell’alca impenne, un uccello inabile al volo estintosi verso la metà del XIX secolo che nell’aspetto, per le sue ali corte e i piedi larghi e palmati, ricorda un pinguino…

Il collezionista delle piccole cose è un romanzo lirico ed elegiaco con una sensibilità assolutamente moderna che rivela sia i migliori che i peggiori aspetti della natura umana. Una visione potente che affascina e conquista con le sue descrizioni mozzafiato, i suoi i temi intricati e i suoi personaggi complessi. Un viaggio emozionante carico di forza e lealtà da vivere nella pagina per la sua notevole intensità visionaria.

Jeremy Page, Il collezionista delle piccole cose, traduzione di Chiara Brovelli, collana I narratori delle tavole, Neri Pozza, 2013.

Annunci

Dal ventre della balena

La sua permanenza sulla costa si concluse nella cella di un manicomio improvvisato, dove venne rinchiuso con il puzzo di pesce che da sempre emanava copiosamente dal suo corpo. Il Grande Bianco. San Giuda delle cause perse. L’Orfano del mare. Sembrava abbastanza contento, li dentro, a grattare i muri con un chiodo. Mary Tryphena Devine gli portava pane e capelin essiccati, che lui lasciava a riempirsi di muffa e a coprirsi di mosche per terra.
«Se non vuoi mangiare» gli diceva Mary Tryphena, «abbi almeno la decenza di morire».
Era bambina, la prima volta che lo vide, e da allora era passata una vita. Era la fine di aprile e il ghiaccio sulla baia si era appena sciolto. La maggior parte delle persone che abitavano sulla costa – irlandesi, inglesi della costa occidentale e indigeni di provenienza incerta – era accampata sulla spiaggia grigia in attesa di macellare una balena che era spiaggiata il giorno della festa di San Marco. Era un periodo di carestia: l’oceano non dava frutti, gli orti marcivano sotto la pioggia incessante e ogni inverno rischiava di seppellire tutti. Non erano balenieri e non sapevano come uccidere il leviatano, ma c’era qualcosa in quell’offerta inaspettata che impediva loro di avventarsi sulla balena prima che questa smettesse di respirare, nonostante la fame. Sarebbe stato come dissacrare un dono.

ventre balena2Dal ventre della balena di Michael Crummey è un romanzo pieno di curiosità e meraviglie, ma è anche un magico ritornello di storie e personaggi fantastici ricco di echi biblici e poetici in cui vita e morte sono visceralmente cicli in tondo.
La storia è ambientata in una selvaggia Newfoundland (un luogo troppo provocante, troppo stravagante e singolare per essere vero… un luogo al confine tra quotidiano e soprannaturale) fuori dal tempo dove non c’è mai estate e in cui i personaggi parlano tra loro in un modo straordinariamente bello e ricco.
Un romanzo tentacolare e intimo affollato di personaggi e ricco di molteplici punti di vista. Un romanzo di memorie intenso e lacerante in cui il mito e la realtà si confondono grazie a una prosa impeccabile “a regola d’arte”.

Michael Crummey, Dal ventre della balena, traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani, collana I narratori delle tavole, Neri Pozza, 2013.