L’uso dei due punti

E’ corretto usare i due punti in due frasi che si susseguono?
L’Accademia della Crusca risponde che “non c’è nulla che vieti di fare ricorso a questo tipo di soluzione, la quale anzi spesso chiarifica, rendendolo esplicito per via interpuntiva, il rapporto di connessione tra gli enunciati; di solito un rapporto di causalità bidirezionale: vale a dire interpretabile sia in senso progressivo, dalla causa all’effetto, sia regressivo, dall’effetto alla causa, come nella frase Il tempo è sovrano: nulla dura e nulla permane, dove si può leggere ciascuno dei due enunciati tanto come causa che come conseguenza dell’altro.”
Carlo Emilio Gadda fa grande uso dei due punti in sequenze consecutive, in sintonia con una forzatura espressiva della lingua in tutti i suoi aspetti, compreso quello interpuntivo: “All’anulare destro, sulla mano bianca dalle lunghe dita di signore, che gli servivano da scotere la sigaretta, er signorino ci aveva un anello: d’oro vecchio, assai giallo: magnifico: un diaspro sanguigno nel castone; un diaspro ovale con una cifra a matrice.” (da Quer pasticciaccio brutto de via Merulana).
Ma anche scrittori caratterizzati, al contrario, da uno stile molto più minimale, come Silvio D’Arzo, in Casa d’altri, indulgono in simili costruzioni interpuntive: “Qualcosa doveva accadere: qualcosa era già per l’aria, vi dico: e di colpo, senza sapere perché, mi fu più chiaro del sole che tutte quelle sue sciocche domande sul matrimonio e la regola e sui casi speciali e via ancora non erano più che un pretesto: e se io le avevo prese sul serio e mi ci ero per giunta arrabbiato, bene, tanto peggio per me.”

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