Le storie d’amore che hanno cambiato il mondo

Il 20 maggio, Édith gli scrive:
Mio adorato,
hai fatto buon viaggio? Sei un po’ stanco? Lavora bene, amore mio, che almeno tutti questi sacrifici servano a qualcosa. Cosa mi dici di New York? Non scordarti di numerare le tue lettere, così sapremo se arrivano tutte. È strano, sono senza reazione, senza un pensiero preciso, senza niente, sono come in attesa di un fatto, di un evento qualsiasi. Al posto del cuore ho angoscia e tristezza. Cucciolo mio, quanto ti amo… Ti amo pazzamente, in modo persino preoccupante! Oggi avevo le prove ma non me la sono sentita. Preferisco restare da sola. Ho disdetto tutti gli impegni, tutti gli appuntamenti, perché le persone parlano, parlano, e m’impediscono di stare con te. Magari la prossima settimana andrà meglio. Per il momento, non voglio sentir parlare di nient’altro che di te!

 

lsdachcimWallis Simpson ed Edoardo VIII, Lady Hamilton e Lord Nelson, Frida Kahlo e Diego Rivera, Rodin e Claudel, Lady Mountbatten e Nehru, Edith Piaf e Marcel Cerdan, Dom Pedro e Ines de Castro, Richard Burton e Elizabeth Taylor, George Sand e Frederic Chopin, Paul Verlaine e Arthur Rimbaud…
Gilbert Sinoué riesce a dipingere un quadro nella mente di chi legge, si confronta con le ferite più profonde, coglie momenti chiave e sentimenti segreti e li rievoca con grande passione. E con parola propria e altrui ci racconta di questi mondi strani ricchi di immagini forti.
Colpiscono le sue esplorazioni che uniscono descrizioni e circonvoluzioni della mente. Colpisce il ritmo che imprime ai suoi testi così legati alla memoria storica e leggerlo è come immergersi in una ricerca del tempo che rasserena e riconcilia. Perché la memoria (che è movimento perpetuo) può essere uno strumento di ricerca che aiuta a riappropriarci della realtà e del tempo.

Gilbert Sinoué, Le storie d’amore che hanno cambiato il mondo, traduzione di Roberto Boi e Giuliano Corà, Neri Pozza 2016.

Grida di pietra

La stanza era illuminata a malapena da una lampada a olio che proiettava riflessi giallastri sul volto delle quattro persone sedute in cerchio sui cuscini.
Hussein si era messo a destra dell’amico Zeyd, tenendo lo sguardo fisso sull’uomo che stava loro di fronte, che doveva avere ventisette o ventotto anni. Un tipo imberbe dal naso prominente, il labbro inferiore spesso e sporgente. Le sue pupille nere brillavano di una luce vivace. All’inizio a Hussein era parso che esprimesse una certa malizia, ma presto aveva cambiato idea: nessuna malizia, era lo sguardo di una volpe.
Con un gesto nervoso l’uomo scostò un lembo della kefiah a quadri neri su fondo bianco che gli copriva la testa, spostandola sulla spalla sinistra. Quello non era un copricapo qualunque – Hussein lo sapeva bene -, anche se veniva indossato tradizionalmente dalla maggior parte dei beduini e dei contadini arabi. Ma dal 1936, dopo le rivolte organizzate dal padre di Zeyd, quella kefiah era diventata un simbolo: il simbolo della resistenza contro la presenza inglese in Palestina. A quel tempo serviva al combattenti per proteggersi il volto e non essere riconosciuti dai soldati britannici.
Un altro elemento aveva attirato l’interesse di Hussein appena entrato nella casa: la fila di libri allineati su uno scaffale. Quasi tutti erano biografie delle più importanti figure del sionismo: Theodor Herzl, Vladimir Jabotinsky; Moshe Hess e Nachman Syrkin.
«Fratello, non mi stai ascoltando!»
Hussein sobbalzò. La voce dell’uomo aveva risuonato netta, con una punta d’impazienza nell’accento egiziano.
«Invece si: non ho perduto nemmeno una parola».
«E allora cosa ne pensi?»
La domanda era stata posta da colui che sedeva a fianco dell’uomo con la kefiah, che si era presentato con il nome di Abu Jihad. Non doveva avere più di vent’anni.

Grida di pietraL’11 settembre del 2001 Gilbert Sinoué, scrittore e sceneggiatore francese nato a Il Cairo, si è chiesto come si è arrivati a questo punto e ha cominciato a scrivere la saga di Inshallah. Grido di pietra è il secondo volume di Inshallah e conclude l’affresco di un secolo delineando il destino di quattro famiglie.
Grazie al suo talento di scrittore, Sinoué riesce a illuminare la complessità di una regione in cerca di pace e dimostra che, nonostante la guerra, l’amore ha un suo posto.
Il lettore trova qui dei personaggi immaginari che appartengono a famiglie egiziane, irachene ebrei e palestinesi incontrate nel primo volume e, ancora una volta, il confronto dei destini individuali con la grande storia funziona.

Gilbert Sinoué, Grida di pietra, Neri Pozza, collana Le tavole d’oro, traduzione di Giuliano Corà, Neri Pozza, 2013.