Un torrente di montagna in una notte immòta

Sento importante la consuetudine di mettermi a riascoltare vecchie trasmissioni radiofoniche dedicate alla letteratura. Ho in archivio migliaia di podcast — alcuni dei quali anche piuttosto datati — che ogni tanto riprendo per mano risentendo con emozione certe parole che scavano in profondità.
C’è una trasmissione di Radio Tre del 2002 che puntualmente riascolto ed è Damasco, un programma in cui diverse personalità del mondo della cultura parlavano dei libri significativi per la loro formazione. Tra tutte queste mi soffermo allora su Giuseppe Pontiggia e sulle puntate che lo straordinario Peppo ha dedicato agli amatissimi Hemingway, Kafka, Svevo, Cechov e Joyce.
È in questi momenti che riesco a concentrarmi su una voce che ascolto come si ascolta un torrente di montagna in una notte immòta.
Allora ascolto e imparo. Sposto lo sguardo e osservo dettagli prima mai notati.

Annunci

Un maestro riconosciuto

Ci sono degli scrittori, molto rari, che sanno sempre cosa bisogna scrivere.
Uno di questi è sicuramente Giuseppe Pontiggia.
Quello che colpisce in lui è la qualità della scrittura, che è sempre accurata, pulita, chiara, sempre incline a riscoprire il valore peculiare di ogni parola.
Colpisce la cura attenta, precisa, scrupolosa con la cui sceglie le parole e costruisce le frasi. Una dedizione così tenace e perseverante che fa ben capire il suo forte senso di responsabilità nei confronti di chi legge.
Niente è lasciato all’improvvisazione. Solo un discorso chiaro, ma stilisticamente curato, può pretendere di essere profondo.
Per Pontiggia la sfiducia nella parola “cresce come l’inflazione” e più  la si sfrutta “in dibattiti, in tavole rotonde, in fiumi silenziosi di carta stampata, tanto meno le si crede”.
Pontiggia ha dedicato gran parte della sua vita alla parola e al linguaggio, ai saggi, alle collaborazioni e ai romanzi.
“Scrivere bene non basta; occorre che la storia trovi il linguaggio suo proprio”, diceva.
In questo sua grande passione Pontiggia era un maestro riconosciuto e per questo veniva invitato spesso a tenere corsi di scrittura creativa. “Anche se, in realtà, non è possibile insegnare a scrivere e si possono tutt’al più dare delle indicazioni che indirizzino a una lettura più attenta e sensibile nei confronti della parola e della frase.
Per lui la scrittura era un lavoro rigoroso sullo stile e lo intervallava con le immancabili letture dei classici.
Ogni romanzo richiedeva anni di lavoro. Per questo tutti i pomeriggi trascorreva diverse ore nel suo studio davanti alla macchina da scrivere, in mezzo ai suoi amati libri.