In quel mondo senza luce

“Così io penso, per averlo imparato a mie spese, che la vita è una cosa molto più limitata di quanto credano coloro che si trovano presi dal turbine dell’esistenza. La luce viene ad illuminare le azioni della vita per un periodo di tempo limitato e brevissimo. Per qualche decina di secondi soltanto, forse. Passati i quali se ne va, e se uno non è riuscito ad afferrare la rivelazione che gli veniva offerta in quel momento, non avrà una seconda opportunità. E dovrà vivere il resto dei suoi anni in profonda solitudine, in un rimpianto senza speranza. In quel mondo senza luce non potrà più sperare di ricevere nulla. Tutto ciò che gli resterà in mano sarà solo la carcassa effimera di ciò che avrebbe dovuto esserci.”

Haruki Murakami, da L’uccello che girava le viti del mondo.

Nella scrittura di Haruki Murakami le culture si fondono e certe situazioni sono apparentemente incoerenti, contraddittorie, assurde, illogiche, discordanti. Eventi inspiegabili confondono, disorientano, turbano. Persone scompaiono o trasformano i mondi intorno a loro. Il risultato è un atmosfera da sogno che si fonde con il mistero, l’evento inspiegabile, il fatto incomprensibile.