La vita in città

Herko Mueller passeggia fra foglie d’oro e d’argento, che nei mesi estivi vengono assegnate a chi ha prodotto la satira migliore delle proprie emozioni. Sorride perché non ha vinto nessuno di quel premi, che gli abitanti del Paraguay si sforzano di evitare. E’ alto, moro, ha una strana barbetta e ama le tute a cerniera lampo di colori sgargianti: giallo, verde, viola. Di mestiere fa l’arbitro della commedia. «Una specie di critico teatrale?» «Voi lo chiamereste piuttosto un guardalinee. Ai membri del pubblico viene dato un insieme di regole e le regole costituiscono la commedia. Le nostre commedie mirano a raggiungere l’immaginazione. Quando guardi una cosa, non la puoi immaginare». Di sera ho a mia disposizione della sabbia umida su cui camminare – lunghi tratti di spiaggia assaggiati, sul bordo, dal mare. Rivestendomi dopo una nuotata scopro qualcosa di strano: una specie di cetriolo di mare piatto sotto la camicia. E strano perché la sabbia viene setacciata due volte al giorno per eliminarne le impurità e preservarne la bianchezza. E il mare, il Nuovo Mare, non è programmato per gli echinodermi.

barthelme LVICLe storie concettuali di Barthelme sono lineari, pulite, rigorose, sobrie e nascondono un’analisi spietata e implacabile di una società non molto diversa da quella attuale.
Forse solo pochi scrittori innovativi sono leggibili e realizzano qualcosa che vale la pena leggere e Donald Barthelme è tra quelli (oltre ad essere di categoria “super”).
Le innovazioni formali ne La vita in città sono sorprendenti e riescono a trasmettere emozioni spiegando in un modo impensato e stravagante la funzione dell’arte o il ruolo dell’artista nella società, le complicazioni della sessualità, la fragilità e la caducità nei rapporti umani e la natura frammentaria della realtà.
La scrittura di Barthelme è caratterizzata dall’assenza di trama e dallo sviluppo ossessivo del personaggio, da sintassi disarticolate e dialoghi, da parodie fuori del comune di mass media, gerghi intellettuali e luoghi comuni.
Insomma, da leggere per scoprire mondi nuovi e farsi sorprendere.

Donald Barthelme, La vita in città, traduzione di Vincenzo Latronico, Minimum Fax, 2013.

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Ethan Hawke e la scrittura fuggente

Ethan Hawke è meglio conosciuto per i suoi ruoli da protagonista nel film L’attimo fuggente, Reality Bites, Gattaca, Amleto, e Training Day, per il quale è stato nominato a un Academy Award.
Per lui la scrittura è molto simile alla recitazione. Il suo aspetto peggiore, dice, è la solitudine che inevitabilmente porta. L’aspetto più affascinante la pace che è in grado di dare.
Quando scrive, nella prima stesura, cerca di farlo a mano o su una macchina da scrivere elettrica senza mai toccare il pulsante ‘cancella’.
Ama scrivere ascoltando musica e in particolare Exile on Main Street dei Rolling Stones, i Guns and Roses e qualsiasi pezzo dei Wilco, ma anche Lucinda Williams, Nina Simone, Roberta Flack, Kris Kristofferson.
Dice che la musica è più efficace di ogni altra cosa nella creazione di uno stato d’animo o di un particolare tono.
In Ethan Hawke non c’è mai un solo piano, ma molti piani e questi piani vengono spostati di continuo. Ogni luogo allude a un altro luogo e questo a un’altro ancora… Le cose si trasformano, gli astratti si animano. Tutti gli oggetti hanno un riflesso e questo riflesso è più reale dell’oggetto che riflette. Alla fine tutta quella realtà così densa e hreve si scioglie, si dissolve e a un tratto vediamo navigare nel cielo un corteo di nuvole lievi, rosee, ironiche, inconsistenti e mutevoli come i nostri sogni…
Di Ethan Hawke Minimum Fax ha stampato “L’amore giovane”, con la traduzione di Martina Testa, e “Mercoledì delle ceneri”.