Tempo d’estate

Con quell’aria umida sembrava di avere acqua nei polmoni, come se si stesse per affogare. Una debole brezza mosse il bucato steso ad asciugare, ma i panni ricaddero immediatamente, esausti dopo lo sforzo. Nonostante il caldo, rifiutavano di asciugarsi. I temporali quotidiani non servivano ad abbassare le temperature; riuscivano solo a creare un vapore torrido e insopportabile. Era come essere cotti vivi, pensò Missy. Come quei grossi granchi nella vasca di acqua salata, che aspettavano di finire in pentola quella sera. Uscì a fare il bagno al bambino nella bacinella all’ombra del baniano, per lavarlo e rinfrescarlo. Felice, il piccolo schizzò entrambi di acqua saponata. Qualche ora prima quella mattina, mentre dormiva nella cesta nuova, le sue guance rotonde avevano assunto un’allarmante tonalità di rosso, come le fragole troppo mature fuori dalla porta della cucina. A volte arrivavi ad averne abbastanza anche di una cosa gustosa come le fragole. Il raccolto di quell’estate aveva avuto la meglio persino sulle sue formidabili capacità di conservarle, e i frutti erano rimasti a marcire sulle piante.

tdeÈ il luglio del 1932, siamo in piena Grande Depressione, sono in vigore le leggi Jim Crow che hanno creato segregazione razziale e i linciaggi sono pratica comune in tutto il Sud.
A Heron Key, in Florida, il picco di caldo non sembra voler dare tregua. Missy, però, è carica di gioia e attende con ansia il barbecue del 4 Luglio che, col suo spettacolo pirotecnico, è l’evento più atteso del calendario sociale di Heron Key, l’unico a cui sono ammesse le persone di colore, “nella spiaggia a loro riservata, ovviamente”.
Missy è emozionata anche perché sa che Henry Roberts è tornato. Sono passati quasi vent’anni da quando, ragazzo, è partito per la guerra in Europa e da allora non l’ha più visto. Tra loro c’è stato qualcosa di speciale, qualcosa che Missy conserva intatto dentro di sé. Quando erano bambini Henry le raccontava storie bellissime che le hanno, in un certo modo, cambiato la vita. Ora lui è qui, davanti a lei, è passato tanto tempo ed è un veterano ma sembra un vagabondo, ha la barba ispida e grigia, oltre a una cicatrice lunga e curva sul collo.

Vanessa Lafaye, Tempo d’estate, traduzione di Chiara Brovelli, I narratori delle tavole, Neri Pozza 2015.

Il collezionista delle piccole cose

Forse sarei arrivato troppo tardi per salvarle. I pochi esemplari rimasti erano stati avvistati in un’isola remota nell’Atlantico settentrionale, su una nuda sporgenza rocciosa, ma già si mormorava che l’ultima coppia da riproduzione fosse stata uccisa – per essere venduta a collezionisti privati – e che l’unico uovo fosse andato in frantumi. Sono solo voci, mi ripetevo. Ma quando mi avviai verso la zona portuale di Liverpool, quella ventosa mattina d’aprile del 1845, ero ancora animato dalla speranza di arrivare in tempo. In tempo per salvare gli ultimi uccelli. Già mi immaginavo circondato dal mare, in un’insenatura lungo la costa, intento ad ascoltare i loro strani e profondi mormorii. Davanti a noi l’oceano deserto, intersecato dalle linee migratorie che soltanto gli uccelli. sono in grado di percepire, grazie ai flussi magnetici che scorrono dentro di loro da tempo immemore. Mi sarei messo di fronte a loro, formando una barriera oltre la quale c’era soltanto una cosa: l’estinzione.…

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E’ il 1845 e Eliot Saxby è in preda a un senso di inquietudine mentre cammina lungo la banchina del porto di Liverpool sotto file di alberi di navi che svettano sopra la sua testa. Sartiame, alberature, vele serrate… Eliot cerca la sagoma dell’Amethyst e non riesce a vederla. Passa vicino alle gomenette, gira intorno alle bitte, si china per passare sotto le cime ed evitare cataste di viveri, sacchi, barili e funi che ingombrano il molo. Facchini e chiattaioli gridano e fischiano e c’è un esercito di uomini che smantella quello che altri sono inpegnati ad assemblare. Tiene in mano i documenti di imbarco e finalmente vede la passerella che sale al ponte di coperta dell’Amethyst, un brigantino a tre alberi dall’aria oscura e inquietante.
Eliot Saxby è un collezionista di piccole cose che cerca quel che resta dell’alca impenne, un uccello inabile al volo estintosi verso la metà del XIX secolo che nell’aspetto, per le sue ali corte e i piedi larghi e palmati, ricorda un pinguino…

Il collezionista delle piccole cose è un romanzo lirico ed elegiaco con una sensibilità assolutamente moderna che rivela sia i migliori che i peggiori aspetti della natura umana. Una visione potente che affascina e conquista con le sue descrizioni mozzafiato, i suoi i temi intricati e i suoi personaggi complessi. Un viaggio emozionante carico di forza e lealtà da vivere nella pagina per la sua notevole intensità visionaria.

Jeremy Page, Il collezionista delle piccole cose, traduzione di Chiara Brovelli, collana I narratori delle tavole, Neri Pozza, 2013.